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CONSIGLI NON RICHIESTI/ Da cosa si riconosce un buon leader?

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La condizione comune a tutti i leader vincenti è il sapersi programmare: cioè l’attenta, rigorosa cura del tempo. Il tempo è la risorsa cruciale di uomini e organizzazioni; si vince nel tempo, grazie a come lo si utilizza. Il leader deve affrontarlo secondo criteri metodologici; gestirlo attivamente, con le tecniche della previsione, della pianificazione e della programmazione. Programmare, pianificare e prevedere non sono sinonimi, ma sono tre azioni completamente diverse, legate tra loro da una logica sequenziale: una persona che voglia sviluppare appieno la propria capacità di gestione del tempo, prima prevede, poi pianifica e infime programma.

Il talento finale che deve contraddistinguere un leader è, però, la capacità di autodiagnosi, intendendo con essa la capacità di acquisire coscienza dei propri punti di forza/debolezza, al fine di sfruttarli per migliorarsi. Far bene autodiagnosi significa ricominciare a osservare ogni giorno ciò che accade intorno a noi, come se fosse tutto nuovo. All’impegno profuso dal leader nel migliorare la propria capacità di autodiagnosi e valutazione deve però fare da contraltare un’uguale disponibilità a essere valutato e giudicato dagli altri. Il giudizio degli altri, unito a una buona capacità di autovalutazione, consentirà al leader di migliorarsi; il leader, infatti, è e deve essere, prima di tutto, maestro di se stesso.

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