BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI/ Meno anni e più integrazioni possono "aiutare" Governo (e italiani)

Infophoto Infophoto

Si può operare su alcuni istituti della (complessa) normativa in vigore per porre rimedio al problema. In primo luogo, occorre abbassare il vesting, il numero di anni/mesi/settimane in cui si sono versati contributi per avere titolo a previdenza. Nel gennaio 1993 è stato alzato da 15 a 20 anni, suscitando critiche (ufficiose) dell’Organizzazione internazionale del lavoro, poiché in gran parte dei paesi membri si richiedevano tra 10 e 15 anni. Inps e Ragioneria Generale dello Stato dovrebbero effettuare simulazioni quantitative per individuare un numero di anni per un vestingcompatibile con le ristrettezze di finanza pubblica.

In secondo luogo, occorre operare sull’assegno di solidarietà per gli anziani incapienti (ossia privi di mezzi), re-introducendo qualcosa di analogo all’integrazione al minimo previdenziale. In terzo luogo, occorre lanciare un vasto programma di alfabetizzazione finanziaria-previdenziale. Un tempo, almeno per i funzionari pubblici, tali programmi venivano effettuati dalla Scuola nazionale di Pubblica amministrazione, ora sembrano spariti. In quarto luogo, occorre riformare, con incentivi e disincentivi, la previdenza complementare per ridurre i fondi pensione dagli attuali circa 700 lillipuziani (non in grado di attirare risparmi né piccoli, né grandi).

Operando su queste linee si può fare molto. Senza innervosire tutti. 

© Riproduzione Riservata.