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FIOM VS. FIAT/ Non solo Marchionne, anche il Governo finisce nei "guai"

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Ora, la sentenza del giudice costituzionale, che sulla base dei commenti Fiom viene considerata come la fine di una discriminazione, può essere anche letta come una nuova scissione tra rappresentanza e responsabilità, in quanto - diversamente da quanto si determinò per Cobas, Gilda, Orsa, ecc. - apre la strada a una conflittualità aziendale senza che sul sindacato gravi l’obbligo di giungere a un accordo che tenga insieme le ragioni dei lavoratori e quelle dell’impresa. Si può fare parte delle Rsa se si negozia, anche se non si sottoscrive il contratto.

Certamente, se vi è stata discriminazione, essa cessa con la pronuncia della Corte, ma le relazioni industriali sono definitivamente compromesse: non più nazionali e legate alla politica economica generale; non più aziendali, perché diventano il terreno per uno scontro infinito. Qual è il problema che emerge allora? I nodi della storia vengono al pettine della realtà e richiedono la mediazione politica della legge.

Gli aspetti che emergono dalla complessa vicenda Fiom/Fiat toccano due aspetti costituzionali che riguardano rispettivamente i sindacati e le imprese. Per i primi non è più procrastinabile un’attuazione compiuta e matura dell’art. 39 della Costituzione: controllo sulla democraticità degli statuti, registrazione, personalità giuridica, sottoscrizione dei contratti con valore di fonti giuridiche generali, ecc. Ciò eliminerebbe i dubbi sulla nozione di rappresentanza sindacale e sulla susseguente responsabilità delle rispettive associazioni. Per le seconde è venuto il momento di dare attuazione, anche in questo caso, compiuta e matura all’art. 46 della Carta che prevede il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende. Queste, infatti, non sono un oggetto nella disponibilità del “padrone” o, peggio ancora, di un management fatto da dirigenti privi di una prospettiva sociale e meramente rivolto alla realizzazione aziendale. L’impresa in sé è un valore al quale hanno diritto parimenti la proprietà, il management e i lavoratori.

Lo scenario che si aprirebbe con l’attuazione dell’art. 39 e dell’art. 46 sarebbe profondamente diverso e di ben altra responsabilità per tutti, ma per realizzarlo occorrerebbe molto più di un giudice costituzionale che colpisce le norme discriminatorie, occorrerebbe un potere politico forte e autorevole in grado di avere contezza dei problemi e delle soluzioni necessarie, con una politica industriale seria ed elaborata.

Tutto quello che è mancato nel caso della Fiat e, se si vuole, anche nei casi dell’Alcoa e dell’Ilva.

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COMMENTI
08/07/2013 - Marchionne, che ci fai in Italia? (Claudio Baleani)

Se fossi Marchionne chiuderei gli stabilimenti in Italia. Non è un paese dove si possono fare investimenti di qualunque genere. E con la sentenza ci facciano quello che vogliono.