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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Passerini: la flessibilità può farci più poveri. Esodati attenti ai “conti”

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Rispetto agli incentivi, sarà necessario verificare i costi e l’esistenza dell’effettiva copertura finanziaria. Quel che è certo, è che non si potrà fare marcia indietro rispetto all’anzianità contributiva di 42 anni. Rispetto, invece, ai disincentivi, dobbiamo tenere a mente una serie di considerazioni di carattere più generale.

 

Quali?

Già di per sé il sistema contributivo concorrerà a creare future generazioni di poveri. Non solo le pensioni saranno più base perché ancorate al Pil, ma, soprattutto, perché i giovani, spesso, lavorano a intermittenza, soffrono periodi di disoccupazione e hanno stipendi e contributi previdenziali estremamente bassi.

 

Quindi?

Anzitutto, andrebbe fatto un ragionamento sulla previdenza integrativa complementare collettiva gestita da fondi bilaterali, aumentando la quota di defiscalizzazione, e introducendo flessibilità nei versamenti, sia nella frequenza che nell’ammontare. Saremo, inoltre, un Paese civile quando finalmente tutti i cittadini saranno informati circa la loro situazione contributiva attraverso la busta arancione.

 

Trova giusto chiedere un contributo di solidarietà ai redditi sopra ai 90mila euro?

In questo momento, il contributo di solidarietà è assolutamente legittimo e necessario. E’ doveroso che tutti si impegnino a risolvere una situazione sociale molto grave. A patto che l’esborso contribuisca a migliorare la gestione delle casse previdenziali: sia di quelle dei professionisti, che hanno pochi ingressi perché molti dei giovani non riescono a raggiungere i requisiti minimi di reddito per iscriversi, che di quelle pubbliche, connotate da voragini finanziarie. 

 

(Paolo Nessi)

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