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IDEE/ La “regola” che crea lavoro senza sussidi

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Okay, tutto questo è meglio che niente, ma: potrà dirsi sventata la crisi di identità sociale che connota i giovani disoccupati? Potrà dirsi sventato il pericolo di instabilità sociale che la condizione marginale alleva? Potrà dirsi ben utilizzato il capitale umano di cui dispongono questa generazioni? Potrà dirsi così recuperata la capacità di crescita dell’economia a fronte di tal residua inoccupazione?

Orsù, signori occorre andare oltre i sussidi. Devono averlo intuito Ministri e capi di Stato, riuniti a Berlino il 3 luglio; concordano sulla necessità di “identificare iniziative innovative”. Bene, c’è una regola per la crescita bella e pronta, buona per cavarci da questi impacci, che qualcuno dovrà prendersi la briga di scrivere. Dice: la ricchezza, generata dalla crescita economica, deve essere investita per remunerare tutto il lavoro che tocca fare per continuare a crescere.

Fissa pure le condizioni. Condizione necessaria: la crescita si fa con la spesa; così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quel reddito per remunerare chi, con la spesa, remunera. Condizione sufficiente: chi si adopera nel quotidiano esercizio della spesa deve disporre della quantità idonea di reddito che consenta di acquistare quanto viene prodotto.

Giusto appunto le condizioni per creare occupazione. Lavoro, buono per sottrarre i nostri giovani dalla condizione marginale, restituire loro l’identità sociale e finalmente far loro adoperare quelle capacità che pur hanno.

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