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Lavoro

IDEE/ La “regola” che crea lavoro senza sussidi

Le cifre sulla disoccupazione giovanile, in Italia e non solo, sono da vera emergenza. Non basta però stanziare un po’ di fondi per risolvere il problema, spiega MAURO ARTIBANI

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Saranno 73,4 milioni i giovani senza lavoro nel 2013; oltre il 12,6% della forza lavoro. Un esercito di under 29 che ha visto ingrossare le sue file di 3,5 milioni dal 2007 a oggi. La stima è contenuta nel Rapporto dell’Ilo sulle tendenze globali dell’occupazione giovanile 2013. Queste le cifre del fenomeno come si mostrano nel mondo. Oltre 19 milioni di persone senza impiego solo nella cara vecchia Europa e più della metà di tutti i giovani sotto i 25 anni in Spagna e Grecia.

Per lottare contro questa disoccupazione, i governi dell’Ue hanno dato il loro benestare a impiegare 8 miliardi di euro nei prossimi sette anni, di cui 6 nel solo biennio 2014-2015, in modo da offrire alle persone con meno di 25 anni un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del lavoro. Caspita! “Oggi siamo in grado di dire che riusciremo ad arrivare, sulla quota complessiva di 9 miliardi, per le modalità di calcolo e gli impegni politici assunti, a 1,5 miliardi”, ha detto Letta parlando di “un grandissimo risultato. Adesso sta alle imprese, non hanno più alibi e possono assumere i giovani”, ha concluso.

Eh già, a buon intenditor poche parole. D’altronde, il presidente del Consiglio, per non farsi parlar dietro, aveva portato al vertice un primo pacchetto di interventi per l’occupazione da 1,5 miliardi tra il 2013 e il 2015 che dovrebbero attivare fino a 200.000 nuovi posti di lavoro. Circa 800 i milioni destinati alla decontribuzione per le aziende che assumono a tempo indeterminato giovani tra i 18 e i 29 anni. Ci si mette di buzzo buono per spiegarlo pure il ministro del lavoro Giovannini: il tasso di disoccupazione giovanile, con il pacchetto di misure sul lavoro approvato dal Governo, scenderà di due punti percentuali. Poi, non pago, aggiunge che si stima una eguale riduzione pure per i giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet.

Cacchio, cacchio, cacchio: se tanto mi da tanto, facciamo quattro conti. Dall’Ue, pressappoco, un miliardo tra 2013-2015 per poter fornire un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del lavoro. Nello stesso periodo noi ci mettiamo 1,5 miliardi per attivare 200.000 occasioni di occupazione, ovvero si abbassa del 2% la disoccupazione. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 38,5%: sono oltre 720 mila in meno gli under 30 occupati, a causa della crisi; 2,4 milioni i giovani Neet. Quindi dopo tutto sto popò di “sussidi” si riuscirà ad avere il 36,5% di disoccupazione; i Neet saranno un po’ meno, ma ancora tantissimi.