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SPILLO/ Se il posto fisso diventa una "sfortuna" per i lavoratori

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Chi oggi ha la sfortuna di vivere il precariato, ma riesce a stare a galla, deve certamente fare i conti con l’impossibilità di programmarsi un futuro certo e di avere un’entrata sicura su cui basare le proprie scelte di vita, ma probabilmente sta maturando esperienze e conoscenze in campi differenti, in realtà diverse, è costretto a reinventarsi e probabilmente deve continuamente lavorare su aspetti e competenze che non rientrano strettamente nei propri punti di forza.

Questo oggi costa sacrificio, richiede dedizione e spesso comporta periodi difficili e complicati da superare, ma probabilmente permetterà a queste persone di essere più preparate ad affrontare e sfruttare a proprio vantaggio un mercato del lavoro diverso da oggi, che non potrà più continuare per molto a essere così ingessato e con una diseguaglianza così marcata nei meccanismi di tutela per i lavoratori. Sempre che i governi presenti e futuri vogliano davvero fare qualcosa di concreto, preparandosi a cogliere opportunità che potrebbero presentarsi in futuro, quando la crisi economica allenterà la morsa.

Rimaniamo quindi in attesa di una seria e moderna riforma del mercato del lavoro, che lo renda realmente dinamico, che porti a un’equilibrata flessibilità in entrata e in uscita, supportata da un’intelligente sistema di ammortizzatori sociali che puntino meno sull’assistenzialismo e più sulla riqualificazione e sul reinserimento professionale.

In attesa di tutto questo, una provocatoria riflessione porta a chiedersi se i fortunati del posto fisso e gli sfortunati del precariato di oggi non siano destinati, in futuro, a scambiarsi le rispettive posizioni di “vantaggio”.

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