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Lavoro

RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ C’è una flessibilità che rischia di far danni

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Non bisogna dimenticare che i coefficienti di trasformazione da applicare ai montanti contributivi cambiano a seconda dell’andamento del Pil. Va da sé che, siccome le prospettive, in tal senso, sono tutt’altro che rosee, i futuri assegni previdenziali saranno ridotti. In questo contesto non è detto che sia il caso di introdurre ulteriori penalizzazioni per andare in pensione più presto. Dubito, inoltre, che sul fronte degli incentivi la proposta sia in linea con i conti sui quali si basa l’attuale meccanismo. Credo, invece, che sarebbe opportuno aprire una riflessione sulle rigidità imposte alle aziende. Oggi, infatti, la legge consente al lavoratore di restare sul lavoro fino ai 70 anni senza che, tuttavia, cessi la tutela contro i licenziamenti prevista dall’articolo 18. Questa norma elimina la flessibilità in uscita a danno dai datori di lavoro che, in precedenza, potevano licenziare il lavoratore nel momento in cui questo raggiungeva l’età minima per poter godere della pensione.

 

Come valuta, infine, l’ipotesi di estendere il prelievo di solidarietà a tutti i redditi superiori ai 90mia euro?

Si chiama di contributo di solidarietà, ma, in realtà, non è altro che un’aliquota Irpef aggiuntiva. Francamente, considerando la fase economicamente sfavorevole non so quanto possa considerasi opportuna una misura del genere. Come è noto la tassazione disincentiva i consumi e la classe medio-alta è quella che ha maggiore propensione a consumare.  

 

(Paolo Nessi)

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