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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Di Salvo (Sel): no alle penalizzazioni della flessibilità. Presto un ddl sugli esodati

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Pensiamo anzitutto che l’Imu non vada cancellata per tutte le prime case. Chi ha redditi e patrimoni immobiliari elevati deve pagarla. Occorre, quindi, individuare una soglia sotto la quale non si paga. Inoltre, riteniamo necessario tassare le rendite finanziarie portandole al 23% come nel resto d’Europa, tassare i patrimoni sopra gli 800mila euro, rimettere in gioco la Cassa depositi e prestiti, e istituire un fondo in cui i provenienti della la lotta all’evasione vengano utilizzati per abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, che rappresentano la platea da cui si attinge per finanziare le politiche pubbliche.

 

Cosa ne pensa della proposta di Damiano?

Posto che prima di fare qualunque modifica il governo dovrà fare dei calcoli esatti, ci tengo a ricordare che il sistema contributivo contiene in sé una variazione dell’importo della pensione legata al momento in cui si abbandona il lavoro. La rendita, in sostanza, equivale ai contributi versati suddivisi per il numero di anni che separano l’uscita dal lavoro dall’aspettativa di vita media. Chi va in pensione prima, quindi, ha minori contributi, da suddividere per un numero maggiore di anni, chi va dopo ha un gruzzolo maggiore da suddividere per una numero di anni minore. In conclusione, già di per sé il sistema contributivo prevede delle penalizzazioni. Aggiungerne di ulteriori non è pensabile. 

 

(Paolo Nessi)

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