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Lavoro

GIOVANI DISOCCUPATI/ “I maestri del ’68 ci hanno lasciato senza lavoro”

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Ai giovani prospettano solo l’incoscienza eterna, la fanciullezza perpetua, ingannandoli e strumentalizzandoli, facendo così il loro male, perché da parte dei giovani vi deve essere la consapevolezza che la loro giovane età è fatta per prepararli alle difficoltà e responsabilità del diventare adulti, e quanto più tardi prenderanno coscienza di ciò, tanto peggio sarà per loro. Ecco perché sono marginalizzati, perché li si vuole far vivere nella perenne irresponsabilità, nella quale l’unico valore condiviso è il consumismo: un giovane non vale più in quanto con la sua persona, con il suo agire, con il suo vivere quotidiano è portatore di valori e qualità, ma quanto alla sua capacità di spendere, di consumare.

 

Chiarito che non sarà la politica a risolvere il problema giovanile, da dove possono arrivare delle autentiche risposte?

 

Concordo con l’incipit della sua domanda: la politica non risolverà il problema dell’occupazione giovanile; tuttavia se il danno provocato dalle scelte o non scelte dei nostri politici si fermasse qui, sarebbe il meno peggio. Purtroppo, l’azione politica dei nostri governanti il più delle volte danneggia e deprime il mondo del lavoro, soprattutto per chi intende farne parte per la prima volta. Alla politica non è chiesto di creare direttamente posti di lavoro, bensì di favorire l’attività imprenditoriale (rivedendo tutto il sistema fiscale e burocratico che grava sui reali produttori di ricchezza, gli imprenditori), la quale a sua volta avrà come logico sbocco l’assunzione e l’occupazione, anche e soprattutto giovanile.

 

E quindi?

 

Credo che le risposte non potranno che venire dalla spinta di ogni singolo individuo nel volere che onestà, impegno e capacità siano il miglior biglietto di presentazione di fronte alla collettività. Quando una società fa proprio questo modo di vedere le persone, di premiare le persone, non importa più se sei ricco o povero, se sei diplomato, laureato o niente, importa quello che tu sei e sai fare, quanto puoi essere utile alla società con le tue capacità, la tua voglia di fare e di migliorarti. Credo che qualsiasi problema, prima che essere analizzato nei suoi aspetti empirici, debba sempre essere analizzato sotto l’aspetto culturale: è importante valutare quali sono i valori-guida di una società per sapere quali correttivi adottare in concreto. In definitiva, i giovani non sono né il problema, né un problema, semmai devono imparare nell’età della giovinezza i veri valori che dovranno poi guidarli nella vita di tutti i giorni, e la nostra società occidentale, tutta immagine, cinismo e consumismo, non è certamente educativa in tal senso.

 

Cosa consiglierebbe a un giovane animato da grandi propositi e aspirazioni per il lavoro?

 

A oggi, se dovessi dare un consiglio a un giovane riguardo il mondo del lavoro gli direi: “Lascia l’Italia, in fretta! Tornaci per le ferie, per l’arte, il cibo, ma non azzardarti a voler vivere e realizzarti professionalmente qui. Lascia l’Italia, in fretta, questo non è un Paese per giovani!

 

(Giuseppe Sabella)

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COMMENTI
01/08/2013 - che depressione (Anna Alemani)

Personalmente trovo questo invito a lasciare l'Italia un po' superficiale. Siete sicuri di sapere cosa comporta in concreto lasciare l'Italia? sarebbe utile andare a chiedere a chi e' andato a "realizzarsi" professionalmente all'estero quale e' il prezzo da pagare per vivere e lavorare in un paese straniero. Soprattutto quando, non piu' giovanissimi, si tratta di crescere una famiglia lontano dalla propria famiglia e dalla propria cultura. Sapendo che piu' tempo passa piu' sara' difficile tornare a casa. Che si racconti anche questa realta', l'Italia apparirebbe piu' bella e magari anche degna di un'iniziativa positiva.