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DIPENDENTI STATALI/ Tagli e precari, la soluzione è far fuori i monopoli

Ciclicamente la possibilità di interventi sul pubblico impiego si ripresenta nel dibattito pubblico, con ipotesi di tagli nel numero di dipendenti. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

Manifestazione di dipendenti pubblici (Infophoto) Manifestazione di dipendenti pubblici (Infophoto)

Tra le questioni che ciclicamente ritornano, ogni estate, nelle discussioni sotto l’ombrellone, oltre a quelle sulle modelle fidanzate con i giocatori di serie A e sul tormentone musicale estivo proveniente dagli States, non manca, ormai da alcuni anni, quella relativa alla necessità di ridurre i costi della politica e dell’apparato dello Stato (i cosiddetti “fannulloni”) che viene, ormai, ritenuto da molti cittadini eccessivamente pesante, inutile, se non addirittura dannoso.

Quest’estate, ad esempio, il ministro per la Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, ha rilanciato il dibattito sostenendo che i dipendenti dell’amministrazione pubblica possono dormire sonni tranquilli: nessuno verrà mai licenziato. Il ministro, infatti, ha dichiarato che ancora non è chiaro quanti siano gli eventuali esuberi e che, in ogni caso, il risparmio si realizzerà con l’ennesimo taglio di auto blu.

Sarebbe, tuttavia, limitativo porre la questione in termini di meri costi di gestione. Probabilmente, infatti, il tema più rilevante è la capacità dello Stato di dare, anche attraverso le proprie articolazioni territoriali, risposte adeguate ed efficaci ai bisogni dei cittadini. Può essere utile ricordare che il monopolio statale del collocamento è terminato non tanto perché gestito dal ministero, ma perché, appunto, inefficace, inadeguato e perché impediva l’accesso al mercato di soggetti privati che avrebbero potuto erogare in maniera maggiormente professionale tali servizi in un’ottica sussidiaria. Questo accade, peraltro con buoni risultati, anche nella sanità e in altri settori dove i servizi pubblici, pur senza perdere questa loro fondamentale dimensione, vengono gestiti in maniera trasparente da soggetti privati anche del terzo settore.

Una scelta in tale direzione permetterebbe, prima di tutto, una qualificazione della spesa oltreché una sua riduzione. Una gestione sussidiaria dello Stato stimolerebbe, inoltre, l’ingresso qualificato di molti giovani che troppo spesso non riescono a mettere le proprie competenze e capacità a disposizione della cosa pubblica per il permanere della logica di un “turn over” che guarda solo alla dimensione del risparmio e non alla qualità dei servizi offerti.