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IDEE/ La "compagnia" che aiuta chi cerca lavoro

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2) Il lavoro è uno scambio e si fonda sulla fiducia e sulla comunicazione. Se mancano questi ingredienti lo scambio non avviene. Se l’altro viene percepito non più come un’opportunità, ma come un limite e un ostacolo, inevitabilmente prevarrà un atteggiamento di chiusura e di rifiuto del rapporto. Vittima di questa difficoltà non è solo chi cerca lavoro, ma anche chi lo offre. Senza questa apertura non si incontra davvero l’altro, non se ne comprende il potenziale e si sciupano anche valide opportunità con motivazioni spesso ingiustificate o addirittura contradditorie, tipo: troppo giovane/anziano; non sufficientemente esperto o troppo qualificato.

Il lavoro implica l’accettazione dell’altro e quindi anche un mio cambiamento. Chi non è disposto a cambiare, cosa sempre faticosa, tende a rifiutare l’altro. La prima forma di rifiuto è il non ascolto. Oggi raramente, durante un colloquio di lavoro, esiste un dialogo e un ascolto reciproco.

3) Il punto di partenza, per chi cerca lavoro, è la comprensione del reale e la consapevolezza del proprio potenziale. Questi sono i primi temi sui quali, generalmente, focalizziamo l’attenzione nei nostri colloqui presso il CSO. Per noi chi ci viene a trovare è importante e lo ascoltiamo con grande attenzione. Moltissimi si stupiscono perché essere ascoltati è oggi un’esperienza inusuale. Dall’ascolto cerchiamo di far emergere un quadro della realtà (domanda) e delle potenzialità del candidato (offerta) cercando di individuare le modalità ottimali per favorirne l’incontro.

4) La consapevolezza del proprio valore e di ciò che si può offrire è fondamentale. Se si è consapevoli del valore si è anche spinti a trovare i canali per farlo arrivare sul mercato. Il non arrendersi mai (atteggiamento fondamentale per la ricerca del lavoro) nasce proprio dalla consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

5) Da soli è molto difficile se non impossibile. Al CSO non offriamo posti di lavoro e non vogliamo mai sostituirci alla persona, ma proponiamo una compagnia e un affiancamento. Non offriamo un pesce, ma insegniamo a pescare. Cerchiamo di svolgere i colloqui in almeno due o più persone non solo per avere punti di vista diversi, ma anche per ricordarci a vicenda il vero motivo per cui cerchiamo di accogliere il bisogno e la persona nella sua peculiare situazione. Una volta individuato il percorso o le alternative più raccomandabili invitiamo il candidato ad attuarle e a tornare con il racconto del lavoro svolto. Anche l’esecuzione fatta singolarmente è più difficile. Sapere di avere qualcuno con cui confrontarsi è uno stimolo e un sostegno. Il messaggio che cerchiamo di veicolare è che non si tratta di un lavoro una tantum, ma un’attività che deve essere mantenuta per tutta la vita lavorativa e che non è una disgrazia, ma una circostanza che, se accolta nel modo giusto, può essere un’opportunità.