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I NUMERI/ A 3,5 milioni di disoccupati non basta la ripresa

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Oltre ai dati di CNA, anche l’Istat ha comunicato dei numeri significativi ieri: l’incremento di 154 mila sottoccupati a tempo parziale rispetto al 2011, portando cosi il dato italiano al 2,4% della forza lavoro (la media europea è del 3,8%). Due considerazioni, la prima: questo dato è un altro segno che le forme di flessibilità in Italia esistono, ma manca un disegno, una strategia industriale e contrattuale all’interno della quale utilizzare nel modo migliore tale flessibilità. Seconda considerazione: nessuno vuole mollare. Si preferisce un’occupazione a tempo ridotto pur di lavorare, perché prima del reddito all’uomo dopo un po’ manca il lavoro, manca il mettersi all’opera, l’esprimere sé nella realtà.

La vera sfida è non censurare questo desiderio e sostenerlo con tutti gli strumenti possibili. Il reddito e la sicurezza occupazionale sono beni da preservare e da rinnovare costantemente, ma prima di questo occorrono uomini e donne vivi, pronti a rimettersi in discussione, pronti a ripartire. La gente comune sta offrendo testimonianza di essere in grado di affrontare, con sacrificio, la drammatica realtà nella quale siamo immersi ormai da 5 anni. Spero che banchieri e governanti offrano lo stesso spettacolo.

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