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Lavoro

IL CASO/ Fiom firma, gli altri no: la “rivoluzione” dei sindacati parte dalle Pmi

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La parte datoriale, tuttavia, si augura che tale frattura venga sanata al più presto e che la ricomposizione dell’unità sindacale, grazie allo sforzo congiunto di tutte le parti, possa favorire una riflessione complessiva sui meccanismi di rappresentanza e sulla necessità di nuove relazioni industriali che sappiano valorizzare al massimo le specificità presenti nel nostro tessuto produttivo a partire da un ragionamento legato alla dimensione aziendale in un Paese, come il nostro, caratterizzato da un’estrema frammentazione e da una netta prevalenza di piccole e piccolissime imprese diffuse capillarmente sul territorio.

 

In collaborazione con www.amicimarcobiagi.com

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COMMENTI
02/08/2013 - Per la FIOM distinguersi è un dovere (Giuseppe Crippa)

Effettivamente una notizia come questa è inaspettata e meriterebbe per questo un approfondimento, magari a partire da quanto dichiarato dal segretario nazionale FIM CISL, Anna Trovò, che dice tra l’altro: “E' una ipotesi di intesa di fatto firmata in semiclandestinità, dopo solo due incontri e con i lavoratori praticamente in ferie. E' un'ipotesi d'intesa al ribasso sul salario e non contiene alcun miglioramento delle parti normative rispetto a quello di Federmeccanica. Inoltre non presenta alcun miglioramento dei trattamenti delle malattie lunghe, né impegni alla istituzione di un fondo sanitario integrativo. Nell'ipotesi si chiedono soldi alle imprese per la bilateralità, senza indicare a cosa servono e comunque non prevede nulla a favore dei lavoratori; non c'è nessun miglioramento all'utilizzo individuale degli orari per le esigenze personali dei lavoratori né sul part time e non è prevista alcuna maggiorazione salariale per le basse qualifiche.” E dire che la FIOM non perde occasione per sottolineare di essere l’unico “vero” sindacato che lotta contro il padrone…