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IL CASO/ Fiom firma, gli altri no: la “rivoluzione” dei sindacati parte dalle Pmi

La Fiom ha firmato un accordo con le Pmi metalmeccaniche Confapi, mentre Fim e Uilm no. Cosa succede nel sindacato delle tute blu Cgil? Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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La sinistra italiana è un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Parole del “principe” della musica italiana Francesco de Gregori. Lo stesso, insomma, che solo pochi anni fa con Giovanna Marini ci ha regalato struggenti riletture di molti classici della musica popolare e operaia italiana come “saluteremo il signor padrone”. Dialogando con Aldo Cazzullo il cantautore romano attacca frontalmente quella sinistra conservatrice, che strizza l’occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini, di cui per molti anni è stato sicuramente un’icona.

La Fiom, le tute blu del sindacato di Corso Italia, rappresenta, per molti aspetti, la riproduzione plastica di questo modo di stare nella società e portare avanti le proprie battaglie per la tutela dei diritti dei lavoratori. Tuttavia, molte volte la realtà ci sorprende e può sparigliare le carte in tavola. In questo caso si sottolinea come, proprio in questi giorni, sia stato sottoscritto l’accordo separato per le Pmi metalmeccaniche aderenti a Confapi che verrà sottoposto, a partire dalla fine del mese di agosto, a referendum tra i lavoratori (900 mila distribuiti in ben 94 mila imprese).

La novità è che l’accordo è stato firmato dalla Fiom (sebbene lo statuto non preveda, secondo quanto sostenuto in passato da Landini, la possibilità di accordi “separati”), mentre, almeno in questa prima fase, non hanno condiviso la piattaforma Fim-Cisl e Uilm-Uil, che tradizionalmente sono descritti come i sindacati più dialoganti e concertativi. Le due associazioni “riformatrici” denunciano come quello sottoscritto dalla Fiom con Confapi sia, in realtà, un accordo al ribasso, firmato frettolosamente per legittimare le reciproche burocrazie, che fa perdere ai lavoratori sia soldi che diritti. La Fim sostiene, nello specifico, che per la prima volta un contratto nazionale trasforma i lavoratori delle piccole e medie imprese in lavoratori di Serie B, con normative largamente peggiorative rispetto alla grande impresa.


COMMENTI
02/08/2013 - Per la FIOM distinguersi è un dovere (Giuseppe Crippa)

Effettivamente una notizia come questa è inaspettata e meriterebbe per questo un approfondimento, magari a partire da quanto dichiarato dal segretario nazionale FIM CISL, Anna Trovò, che dice tra l’altro: “E' una ipotesi di intesa di fatto firmata in semiclandestinità, dopo solo due incontri e con i lavoratori praticamente in ferie. E' un'ipotesi d'intesa al ribasso sul salario e non contiene alcun miglioramento delle parti normative rispetto a quello di Federmeccanica. Inoltre non presenta alcun miglioramento dei trattamenti delle malattie lunghe, né impegni alla istituzione di un fondo sanitario integrativo. Nell'ipotesi si chiedono soldi alle imprese per la bilateralità, senza indicare a cosa servono e comunque non prevede nulla a favore dei lavoratori; non c'è nessun miglioramento all'utilizzo individuale degli orari per le esigenze personali dei lavoratori né sul part time e non è prevista alcuna maggiorazione salariale per le basse qualifiche.” E dire che la FIOM non perde occasione per sottolineare di essere l’unico “vero” sindacato che lotta contro il padrone…