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L’INTERVISTA/ Giovannini: lavoro e pensioni, ecco le riforme che faremo

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

Il programma, che coprirà tutto l’arco del nuovo bilancio comunitario 2014-2020, assicurerà che a quattro mesi dal conseguimento di un titolo di studio o dall’iscrizione a una lista di disoccupazione, ogni giovane venga aiutato nella scelta un percorso di studio, formazione e lavoro che sia adatto alle proprie aspettative e alle condizioni di mercato. Nelle prossime settimane lavoreremo con le Regioni per costruire un piano coerente per investire nel capitale umano, nell’integrazione scuola-lavoro, nel miglioramento dei centri per l’impiego, nel raccordo tra pubblico e privato, nell’intermediazione, coinvolgendo tutti i soggetti interessati in una logica di integrazione sistematica. Questo ci consentirà di affrontare la situazione dei giovani, e non solo, anche attraverso una riforma dei servizi all’impiego e di migliorare il funzionamento del mercato del lavoro.

 

Come saranno finanziati questi interventi?

Da gennaio 2014 saranno disponibili i fondi della Youth Employment Initiative che, insieme ai Fondi sociali europei, finanzieranno politiche per i giovani per oltre un miliardo di euro nel biennio 2014-2015. Per questo è fondamentale disegnare, in collaborazione con le Regioni, un piano complessivo che non soffra dei problemi evidenziati nel passato dalla gestione dei fondi comunitari. Infine, intendiamo spendere i primi soldi della Garanzia Giovani anche per stimolare e sostenere l’autoimprenditorialità e la creazione di “start-up”, come già previsto nel Decreto Lavoro.

 

Nel quale però non è stato affrontato il tema dei cosiddetti “contratti Expo”. Lei si augura che l’accordo raggiunto per Expo 2015 Spa possa diventare un modello a livello nazionale?

Il tema è stato lasciato alla contrattazione tra le Parti sociali che hanno tempo di raggiungere un accordo entro il 15 settembre, in caso contrario il Governo interverrà autonomamente. Il lavoro avviato a luglio su questa tematica, strettamente monitorato dal Ministero, dovrebbe consentire di raggiungere un’intesa che valorizzi non solo quanto già definito per l’Expo Spa, ma anche alcune proposte che ho offerto alla riflessione delle Parti sociali, come l’apprendistato breve.

 

Se da un lato i dati sulla disoccupazione sono allarmanti, dall’altro si vede anche che persistono dei posti di lavoro vacanti, che le imprese faticano a coprire. Com’è possibile che esista questo mismatch?

In un certo senso, l’esistenza di posti vacanti fa parte della fisiologia del sistema. Il livello della disoccupazione è il risultato di due flussi di segno contrario: la segnalazione da parte di imprese che sono pronte ad assumere (i “posti vacanti”) e la segnalazione dei lavoratori che sono in cerca di lavoro.

 

C’è forse un problema nel sistema di servizi per il lavoro?

Affinché domanda e offerta di lavoro si incontrino è necessario avere infrastrutture adeguate. Su questo tema l’Italia è molto indietro e sorprende che per anni si sia trascurato il problema. In Germania, per esempio, la Bundesagentur fur Arbeit, un’agenzia federale che ha sede a Norimberga, occupa oltre 100.000 persone, di cui più di 30.000 sono in prima linea nei centri per l’impiego dei vari Lander e fanno consulenza diretta alle persone in cerca di occupazione e più di 6.000 fanno consulenza alle imprese. La prima linea è poi supportata da un’organizzazione e da strumenti di primissimo livello: una piattaforma nazionale domanda/offerta di lavoro, in grado di simulare anche scenari futuri, un’università per formare il personale interno, centri di monitoraggio continuo dei risultati, ecc. Insomma, mentre in Germania hanno costruito i treni ad alta velocità del mercato del lavoro, noi, salvo rari casi, ci siamo fermati ai treni a vapore.

 

Come si può porre rimedio?


COMMENTI
21/08/2013 - Una domanda sulle pensioni (ERMINIO BARAZZETTA)

La riforma Fornero ha portato a 63 anni l'età per la pensione di anzianità traslando il "traguardo" di circa 2 /3 anni. Ho 56 anni , dopo 36 anni la mia azienda mi ha licenziato, farò 3 anni di mobilità alla fine dei quali avrò circa 39 anni e 6 mesi di contributi pagati. INPS mi dice che per coprire i 3 anni e 8 mesi mancanti dovrò pagare circa 60.000 Euro per percepire la pensione a 63 anni due mesi di età. Signor Ministro non pensa che 40 anni di contributi siano sufficienti per andare in pensione ? Mi permetto di suggerire una piccola modifica alla riforma Fornero che consiste in questo: 40 anni di contributi e pensione a 62 anni di età... Grazie e Buon Lavoro

 
21/08/2013 - pensioni d'oro (chi ghi)

mi sarebbe piaciuto chiedere al ministro perchè non pone al centro dell'agenda l'eliminazione di quell'enorme ingiustizia che sono le pensioni d'oro e più in generale tutte le pensioni calcolate con il metodo retributivo. In questo modo si libererebbero ingenti risorse da dirottare su interventi per il rilancio dell'economia. Credo che se ci fosse la volontà politica si portebbe facilmente trovare una legge costituzionalmente 'compatibile', il problema è che i primi ad essere colpiti sarebbero i politici e gli alti burocrati. Basterebbe infatti applicare il ricalcolo delle pensioni su base contributiva a TUTTI, prevedendo poi degli scaglioni di esenzione / ricalcolo parziale, in modo analogo a quanto avviene per la dichiarazione dei redditi. Ad es. esenzione fino a 1500 euro, riduzione al 50% della differenza tra pensione percepita e pensione ricalcolata fino a 3000 euro, ricalcolo pieno per la quota eccedente i 3000 euro.