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Lavoro

L’INTERVISTA/ Giovannini: lavoro e pensioni, ecco le riforme che faremo

Enrico Giovannini (Infophoto)Enrico Giovannini (Infophoto)

Con il Decreto Lavoro abbiamo creato le basi per costruire un sistema moderno di servizi all’impiego che dovrebbe essere operativo dal 2014 per attuare la Garanzia Giovani. Anche in questo caso si tratta di coordinare strutture centrali, regioni e province e sembra non manchi la disponibilità a realizzare una riforma così importante. C’è poi un altro aspetto che va considerato.

 

Quale?

Oltre al mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro emerge anche un educational mismatch,cioè una mancata corrispondenza tra livello di istruzione raggiunto e quello richiesto da un’impresa, per superare il quale il quale i ragazzi andrebbero indirizzati da giovanissimi, prospettando loro le effettive possibilità di impiego appena si affacciano sul mercato del lavoro.

 

Perché ci sia occupazione occorrono imprese e Letta, nell’incontro avuto con Marchionne, ha detto all’ad di Fiat che il Governo intende dimostrare che in Italia è possibile fare impresa (come lei stesso ha detto). Per quanto riguarda le sue competenze, in che modo?

Che sia possibile fare impresa in Italia lo dimostra la forza del nostro export, malgrado l’ambiente non facile che gli imprenditori si trovano a fronteggiare. La modernizzazione del mercato del lavoro è uno dei modi attraverso i quali il governo può aiutare le imprese a competere meglio: non a caso l’esperienza di alcuni paesi europei dimostra che la possibilità di accedere a un’offerta di lavoro ampia e qualificata consente alle imprese di essere più produttive e più competitive. Naturalmente, l’Italia ha le sue specificità, tra cui la prevalenza di imprese di piccole dimensioni e una bassa produttività. Sfide come quelle poste dalla globalizzazione e dalla knowledge economy danno il senso di una competizione che si è spostata, obbligando tutte le imprese a investire in processi e prodotti innovativi attraverso l’acquisizione continua di nuove conoscenze. Per questo pensiamo che occorra puntare molto sull’istruzione, la formazione, l’alternanza scuola-lavoro, l’apprendimento permanente. Ma anche le imprese devono investire di più in formazione e nel capitale umano, aumentando la remunerazione del personale qualificato, soprattutto giovane.

 

Non pensa in ogni caso che la certezza del diritto, come dimostrato dallo specifico caso Fiat, sia un problema in Italia?

Certamente e per questo il Governo ha avviato un piano straordinario per smaltire gli arretrati della giustizia civile. Da parte nostra, ho proposto alla Confindustria e ad altre associazioni imprenditoriali un tavolo permanente per semplificare la legislazione sul lavoro.

 

Ritiene che, dopo la sentenza della Consulta sull’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, le Parti sociali sapranno regolare autonomamente il tema della rappresentanza sindacale in tempi ragionevoli?

Fermo restando che la sentenza della Corte Costituzionale non ha creato un vuoto normativo, stiamo lasciando alle Parti sociali il tempo per trovare accordi in materia di rappresentanza (come già fatto, dopo decenni di discussione, tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil), per poi valutare l’opportunità di un intervento normativo lungo le linee indicate dalla Corte.

 

Ci avviciniamo a settembre, periodo in cui, lei ha detto, comincerà a occuparsi di pensioni e di esodati. In che modo?


COMMENTI
21/08/2013 - Una domanda sulle pensioni (ERMINIO BARAZZETTA)

La riforma Fornero ha portato a 63 anni l'età per la pensione di anzianità traslando il "traguardo" di circa 2 /3 anni. Ho 56 anni , dopo 36 anni la mia azienda mi ha licenziato, farò 3 anni di mobilità alla fine dei quali avrò circa 39 anni e 6 mesi di contributi pagati. INPS mi dice che per coprire i 3 anni e 8 mesi mancanti dovrò pagare circa 60.000 Euro per percepire la pensione a 63 anni due mesi di età. Signor Ministro non pensa che 40 anni di contributi siano sufficienti per andare in pensione ? Mi permetto di suggerire una piccola modifica alla riforma Fornero che consiste in questo: 40 anni di contributi e pensione a 62 anni di età... Grazie e Buon Lavoro

 
21/08/2013 - pensioni d'oro (chi ghi)

mi sarebbe piaciuto chiedere al ministro perchè non pone al centro dell'agenda l'eliminazione di quell'enorme ingiustizia che sono le pensioni d'oro e più in generale tutte le pensioni calcolate con il metodo retributivo. In questo modo si libererebbero ingenti risorse da dirottare su interventi per il rilancio dell'economia. Credo che se ci fosse la volontà politica si portebbe facilmente trovare una legge costituzionalmente 'compatibile', il problema è che i primi ad essere colpiti sarebbero i politici e gli alti burocrati. Basterebbe infatti applicare il ricalcolo delle pensioni su base contributiva a TUTTI, prevedendo poi degli scaglioni di esenzione / ricalcolo parziale, in modo analogo a quanto avviene per la dichiarazione dei redditi. Ad es. esenzione fino a 1500 euro, riduzione al 50% della differenza tra pensione percepita e pensione ricalcolata fino a 3000 euro, ricalcolo pieno per la quota eccedente i 3000 euro.