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L’INTERVISTA/ Giovannini: lavoro e pensioni, ecco le riforme che faremo

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

Distinguiamo le due questioni. Il tema degli esodati è stato oggetto di approfondimenti tecnici e si sta valutando l’opportunità di un intervento normativo per risolvere in modo definitivo un problema che riguarda ancora circa 20-30mila persone. Diverso è il caso di chi ha perso il lavoro e non ha maturato ancora il diritto alla pensione secondo le nuove norme: queste persone non sono “esodate”, ma disoccupate con scarse prospettive di reimpiego. Per queste stiamo immaginando soluzioni alternative, che però non comportino una modifica della riforma pensionistica.

 

Sarà possibile introdurre il principio di flessibilità nel sistema previdenziale come auspicato da più parti ?

Abbiamo già studiato, sul piano tecnico, la possibilità di rendere flessibile l’accesso alla pensione con diverse forme di penalizzazione. Alcune proposte avanzate nel passato sono molto costose e incompatibili con i vincoli finanziari derivanti dal Patto di stabilità. Altre sono maggiormente sostenibili. Sul tema delle pensioni vorrei aggiungere una considerazione.

 

Prego.

Nella misura del possibile, e distinguendo a seconda della tipologia di lavoro, è importante che i lavoratori meno giovani continuino a dare un contributo al mondo produttivo. Pagare delle persone perché non lavorino è un doppio controsenso: contribuisce a distruggere capitale umano e sociale, rappresenta un onere per la collettività. La vera sfida, quindi, è quella dell’active ageing, che valorizzi ciascuna persona a qualsiasi età.

 

A settembre si comincerà anche a lavorare alla Legge di stabilità. Pensa che si troveranno risorse per il taglio del cuneo fiscale e per il rifinanziamento della cassa integrazione?

Sono temi sui quali c’è stato un impegno pubblico del Presidente del Consiglio. Va però sottolineato che il percorso di riduzione del cuneo fiscale non può essere realizzato tutto in un anno, dati i vincoli finanziari di cui ho già parlato.

 

Recentemente si è aperto un dibattito sul pubblico impiego e sui precari della Pa. Come agirà il Governo su questo fronte?

Come io e il Ministro D’Alia abbiamo dichiarato, quanto pubblicato da alcuni giornali nei giorni scorsi (un piano per 200 mila prepensionamenti tra i dipendenti pubblici, ndr) è destituito di fondamento. Indubbiamente, avremmo bisogno di un forte ricambio generazionale nella Pa italiana, caratterizzata da un’età media di circa 50 anni, nettamente superiore rispetto agli altri paesi Ocse. Il tema però richiede analisi e valutazioni finanziarie accurate, anche per evitare di introdurre ingiustificate sperequazioni di trattamento tra settore pubblico e settore privato.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
21/08/2013 - Una domanda sulle pensioni (ERMINIO BARAZZETTA)

La riforma Fornero ha portato a 63 anni l'età per la pensione di anzianità traslando il "traguardo" di circa 2 /3 anni. Ho 56 anni , dopo 36 anni la mia azienda mi ha licenziato, farò 3 anni di mobilità alla fine dei quali avrò circa 39 anni e 6 mesi di contributi pagati. INPS mi dice che per coprire i 3 anni e 8 mesi mancanti dovrò pagare circa 60.000 Euro per percepire la pensione a 63 anni due mesi di età. Signor Ministro non pensa che 40 anni di contributi siano sufficienti per andare in pensione ? Mi permetto di suggerire una piccola modifica alla riforma Fornero che consiste in questo: 40 anni di contributi e pensione a 62 anni di età... Grazie e Buon Lavoro

 
21/08/2013 - pensioni d'oro (chi ghi)

mi sarebbe piaciuto chiedere al ministro perchè non pone al centro dell'agenda l'eliminazione di quell'enorme ingiustizia che sono le pensioni d'oro e più in generale tutte le pensioni calcolate con il metodo retributivo. In questo modo si libererebbero ingenti risorse da dirottare su interventi per il rilancio dell'economia. Credo che se ci fosse la volontà politica si portebbe facilmente trovare una legge costituzionalmente 'compatibile', il problema è che i primi ad essere colpiti sarebbero i politici e gli alti burocrati. Basterebbe infatti applicare il ricalcolo delle pensioni su base contributiva a TUTTI, prevedendo poi degli scaglioni di esenzione / ricalcolo parziale, in modo analogo a quanto avviene per la dichiarazione dei redditi. Ad es. esenzione fino a 1500 euro, riduzione al 50% della differenza tra pensione percepita e pensione ricalcolata fino a 3000 euro, ricalcolo pieno per la quota eccedente i 3000 euro.