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Lavoro

PENSIONI/ La "riforma" che vale più dei tagli ai super-assegni

In questi giorni si dibatte ancora delle cosiddette pensioni d’oro, che si vorrebbe sottoporre a una qualche forma di prelievo straordinario. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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Correva l’anno 1978 quando un cantautore calabrese con uno strano cilindro in testa cantava “Nuntereggae più” alle super pensioni, alle auto blu, al sangue blu e al rock and blues. Sono passati 35 anni e fortunatamente abbiamo ancora il rock and blues. Dalle cronache giornalistiche ci viene ricordato come anche il sangue blu non sia passato di moda: il “royal baby” di Kate e William ha, infatti, monopolizzato per giorni l’informazione. L’avvincente tema della riduzione delle auto blu è, inoltre, un must di ogni governo che si ricordi. Di pensioni d’oro poi si parla ciclicamente, fin dalla storica riforma Dini, ogni volta che un governo prova a impostare una riorganizzazione del sistema previdenziale che sia articolato su scalini, scaloni o scale a chiocciola.

Il tema, infatti, della sostenibilità e dell’equità di questa parte cruciale del nostro sistema di welfare sembra ormai rappresentare una sfida centrale per ogni esecutivo che abbia l’ambizione di portare avanti una minimamente ambiziosa agenda riformista e che voglia contribuire alla ridefinizione delle regole di funzionamento della nostra comunità anche attraverso l’adeguamento e la riscrittura del patto intergenerazionale.

In questo quadro le dinamiche demografiche certamente non aiutano. La nostra società, infatti, è sempre più simile a una piramide rovesciata dove sono sempre meno i giovani e, altresì, cresce il numero delle persone che, fortunatamente anche grazie ai progressi della scienza, vive più a lungo e in salute e che, quindi, beneficia, ovviamente, delle prestazioni previdenziali per un tempo maggiore. Queste sono calcolate, inoltre, sulla base di criteri retributivi che tendono a far ricadere i costi della sostenibilità sulle nuove generazioni che, altresì, vedranno (se mai vi accederanno) quantificate le loro pensioni secondo un principio contributivo certamente più penalizzante.

La crisi e la crescente difficoltà di entrare nel mercato del lavoro per i giovani (si pensi al fenomeno dei Neet) accentua, quindi, ancor di più la necessità e l’urgenza di trovare risposte serie ed efficaci per la definizione di un sistema previdenziale e, più complessivamente di welfare, adeguato ai bisogni emergenti di una società complessa come quella in cui viviamo.