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IL CASO/ Esodati e investimenti, arriva "l'autunno caldo" per il Governo

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

Naturalmente la questione cardine del tema lavoro riguarda l’occupazione. Su queste pagine, in queste ultime settimane, sono già stati esplicitati e commentati i provvedimenti adottati dal governo per il rilancio dell’economia e della crescita. Anche come sindacato abbiamo giudicato positivamente gli sforzi fatti, pur denunciando l’insufficienza delle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali. Adesso, per rilanciare realmente l’occupazione, occorre fare un salto di qualità politico: basta provvedimenti volti a rispondere all’emergenza, bisogna iniziare a dar vita a quelle riforme strutturali di cui il nostro Paese ha estremo bisogno per attirare investimenti, generare fiducia e speranza.

Non credo che allo stato attuale (tra vincoli di bilancio e realizzabilità degli interventi) nuovi provvedimenti spot, dedicati all’occupazione, possano essere da stimolo per la crescita. Credo invece che occorre mettere mano all’impianto complessivo. Non si attireranno mai gli investimenti fino a quanto in Italia l’energia costa mediamente un terzo in più degli altri paesi europei; bisogna realizzare un piano infrastrutturale, generare un servizio di reti di trasporto all’avanguardia ed efficiente; occorre certezza nel merito e nei tempi della giustizia; dobbiamo rivisitare tutto l’impianto fiscale (non solo avere la preoccupazione di rimandare di altri sei mesi l’aumento dell’Iva) perché in Italia il costo del lavoro è troppo, troppo alto. Queste riforme sono necessarie per attrarre investimenti, ma soprattutto per mantenere coloro che già hanno scelto il nostro Paese.

È necessario però generare anche fiducia e speranza. Perché senza un’ipotesi positiva sulla realtà non varrebbe la pena costruire, non varrebbe la pena generare opere e lavoro. Quindi occorre mettersi di nuovo insieme, favorire l’operosità dal basso, generare nuovi ambiti dove la responsabilità e la libertà del singolo possano essere accompagnate ed esaltate. Questo è un compito del singolo individuo, ma in particolare dei corpi intermedi quali associazioni, sindacati, fondazioni, ecc. Questi soggetti hanno la responsabilità di favorire “l’emergenza uomo”, ovvero il suo emergere, il suo respirare, il tornare a galla di un desiderio di operosità, utilità e carità.

Nessun provvedimento potrà sostituire questo compito che in logica sussidiaria è affidato primariamente alla società.

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COMMENTI
24/08/2013 - esodati. (maria mongiardo)

Ha proprio ragione dr. Zanda siamo stati ingannati, da un contratto di uscita sottoscritto da Banca, Abi, Ministero del lavoro ed accettato dall'Inps, visto che percepiamo un assegno straordinario da mesi, siamo stati raggirati non da un truffatore, ma dal ns. stato e questo non è degno di un paese civile. Da Gennaio non è stato ancora firmato il decreto che coprirebbe questo periodo di transizione (decreto pronto da firmare lasciato dal Ministro Fornero)l'anno scorso lo hanno firmato a Ottobre. La banca non ne vuole sapere di noi anzi ci toglie anche il fido e la cassa assistenza (ciliegina sulla torta), i Sindacati fanno orecchie da mercante, i politici alcuni si stanno impegnando ma i risultati ancora non si vedono. La mia rabbia è che le pensioni magari ottenute con solo pochi mesi di lavoro non si possono toccare, gli stipendi della magistratura non si possono toccare perchè anticostituzionale, gli stipendi dei politici manco a parlarne, però i nostri contratti si quelli si possono toccare. E' una grande vergogna. Alla fine x avere qualche risposta ci toccherà avviare una class-action o addirittura la Corte Europea ma....con quali soldi.....La ringrazio per l'articolo che presenta molto bene la ns. situazione. Maria Mongiardo (Esodati Gruppo Intesa San Paolo).