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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Il dossier che mette a rischio il Governo Letta

Enrico Giovannini (Infophoto)Enrico Giovannini (Infophoto)

In primo luogo, per i dipendenti pubblici si può fare il ricomputo dei versamenti solo dal 1996 (per i privati si può andare molto più in là): ciò rende oggettivamente impossibile un calcolo di quella che sarebbe l’eventuale “pensione contributiva” da utilizzare come parametro per correggere, con il contributo di solidarietà, il trattamento retributivo. Inoltre, dal 1995, il trattamento non ha più un “tetto” a quello che si avrebbe dopo 40 anni di contributi, ma quanto più tardi si va in pensione (e più contributi si versano) tanto più alto è il trattamento previdenziale. In pratica, molti alti funzionari dello Stato e alti gradi delle Forze armate già ricevono pensioni “contributive” non “retributive”. Anche molti lavoratori in fasce meno elevate della scala dell’impiego hanno optato per restare più a lungo in impiego: ciò spiega il graduale ritardo nell’età media effettiva di andata in pensione verificatosi in questi anni.

Il pasticcio è enorme anche perché - questo è il punto politico - la proposta pare diretta proprio contro quei corpi dello Stato (alta burocrazia, Forze armate, magistrati, specialmente quelli amministrativi, della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato) che dovrebbe collaborare a definirla e attuarla. È, però, anche diretta contro tutti coloro che hanno ritardato il pensionamento, anche se su pressante invito dei Governi che da vent’anni si succedono.

La dinamite è proprio là: può un Governo oggettivamente debole andare allo scontro con le alte sfere dei corpi dello Stato di cui ha bisogno per governare? Può andare contro quella “maggioranza (sinora) silenziosa” che ha ritardato, anche per senso civico, il proprio pensionamento? Mentre - come già detto - il tema stesso delle pensioni solleva fibrillazioni in tutta la società.

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COMMENTI
26/08/2013 - Gira, gira,gira e le mega pensioni non si toccano (Corrado Rizzi)

Sentir parlare poi di senso civico da parte di chi guadagnando decine di migliaia di euro al mese, in modo abnorme anche rispetto a nazioni più forti e ricche della nostra, fa sempre più specie. Producendo pure una burocrazia inutile, farraginosa e dispendiosa: questo è ciò che han prodotto gli alti vertici dello stato. Bisogna dividere le previdenze. La previdenza sociale (INPS) spetta ai lavoratori dipendenti e non deve superare la soglia di 5 mila euro mensili. Tutti gli altri, se desiderano una pensione più alta, ci sono banche ed assicurazioni private. Si rivolgano a loro, privatamente, e si faranno le pensioni che vogliono, a loro spese. Se gli alti vertici dello stato si considerano lavoratori dipendenti si comportino come tali e si assumano la responsabilità delle decisioni che prendono. In termini economici evidentemente.