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Lavoro

TASSE/ Imu e lavoro, i segreti di un fallimento

Secondo STEFANO CINGOLANI, i conservatori hanno vinto sui riformatori in materia di tasse, sul lavoro, sulle imprese. Questo governo, invece, verrà ricordato per quanto non ha fatto.

Angelino Alfano ed Enrico Letta (InfoPhoto)Angelino Alfano ed Enrico Letta (InfoPhoto)

Il consiglio dei ministri si riunisce oggi pomeriggio con l'intento di dipanare la matassa dell'Imu. Per coprire l'abolizione dell'imposta sulla prima casa mancano ancora due miliardi e si pensa di rastrellarli come al solito attingendo alla imposizione indiretta. La lista è lunga quanto usuale: alcol, sigarette, giochi, per il momento resta fuori la benzina, ma chissà. E c'è l'incognita dell'Iva, perché non ci sono soldi in cassa per evitare il rincaro dell'un per cento. Tutto nella peggiore tradizione di governi che non hanno nessun chiaro programma di riforma della tassazione, nonostante il gran parlare di rivedere un sistema allo stesso tempo oneroso e iniquo. Prevale, ancora una volta, la logica del rattoppo: si apre un buco di qua e se ne chiude un altro di là. Dal 30 aprile ad oggi non si fa che parlare di trovare le risorse (quattro miliardi), adesso è il momento di decidere.

Il ministero dell'economia ha elaborato un corposo documento di quasi cento pagine con ben nove proposte e una serie di varianti, insomma tutte le ipotesi possibili, senza una chiara indicazione sulla scelta del governo. Un utile strumento di lavoro, un perfetto manuale da ufficio studi. Ma governare significa scegliere non scrivere il menu. Si dice che l'esecutivo si orienti verso una tassa sui servizi, come richiesto dai comuni. Nemmeno questa sarà una soluzione facile e probabilmente richiederà una fase transitoria. Ancora rinvii? Vedremo.

Enrico Letta si era insediato il 30 aprile indicando due priorità tributarie. Una, dettata dalla ragion politica, riguarda la tassazione sulla casa e l'abolizione dell'Imu sull'abitazione principale. Un aut aut imposto da Silvio Berlusconi e accettato dal presidente del Consiglio come dai suoi ministri. La seconda questione, indotta dalla ragion economica, riguarda la pressione sul lavoro, il cuneo fiscale (variante più moderna della vecchissima fiscalizzazione degli oneri sociali). All'interno di un disavanzo pubblico sul pil del tre per cento, per l'una e per l'altra operazione non ci sono somme sufficienti. La coperta è corta ed è prevalsa la ragion politica. Qualcosa è stato fatto, come gli incentivi per l'assunzione dei giovani, ma ridurre il peso delle tasse sul costo del lavoro richiede ben altro.

Secondo molti economisti ed esperti, anche di destra non solo di sinistra (la Confindustria, per esempio) abolire l'Imu sulla prima casa è un errore, una inutile se non pericolosa deviazione dalla via maestra: il cuneo fiscale, appunto, e le aliquote sui redditi. In realtà, Berlusconi ha fatto bene a sollevare la questione della casa. Non solo per il suo valore simbolico, oltre che sociale ed economico, ma anche perché si tratta dell'unica vera imposta patrimoniale ordinaria introdotta in questi anni. Il centrodestra è sempre stato contrario e su questo ha trovato grande consenso elettorale. 


COMMENTI
28/08/2013 - la sicurezza dei conti per il bene comune (antonio petrina)

Che il governo tecnico abbia messo i conti in ordine, almeno con il rientro della procedura di deficit eccessivo è realtà, ma è inevitabile realtà anche la recessione ereditata ed il debito pubblico di nuovo alle stelle, di cui ora il novello governo deve frenare è altrettanta inevitabile realtà e non semplice opinione, direbbe Pavese!