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Lavoro

DISOCCUPAZIONE/ Del Conte: i dati della Cgil smentiscono Zanonato

Il Pil sembra destinato a crescere, ma l'occupazione? (Infophoto)Il Pil sembra destinato a crescere, ma l'occupazione? (Infophoto)

In sostanza bisogna riconvertire il nostro sistema industriale, ma anche i servizi. Il nostro settore servizi è fatto in larga parte da servizi a basso valore aggiunto. Quelli delle pulizie ad esempio, piuttosto che quelli delle mense, della ristorazione sono servizi nei quali il valore aggiunto per ora lavorata è modestissimo. Non riusciamo a competere, tant’è vero che abbiamo bisogno di importare manodopera dall’estero perché solo la manodopera straniera è disposta a lavorare a quelle condizioni. Bisogna creare una sorta di convergenza fra innalzamento della qualità del lavoro, e redditività del lavoro per ora lavorata, con l’innalzamento della qualità produttiva, del tessuto produttivo.

 

Come?

Dobbiamo riconvertire i nostri sistemi produttivi su prodotti e servizi a maggior valore aggiunto in modo da poter competere con quelle economie che, pur avendo un costo del lavoro elevato, vendono prodotti di valore superiore, prodotti per i quali c’è ancora mercato. Come dimostra ad esempio la Germania, che ha un costo del lavoro nettamente superiore al nostro eppure una produttività, cioè un valore per ora lavorata nettamente superiore a quello italiano. Non è un paradosso, anzi. È proprio la chiave del successo tedesco.

 

In concreto cosa si può fare per rilanciare l’occupazione?

Puntare sulle infrastrutture e i trasporti. La classifica che è uscita qualche giorno fa sulla competitività della Regione Lombardia, al di là del perenne problema della macchina burocratica e dei costi interni per ottenere le licenze, dice che c’è anche un problema di progressivo isolamento. Non si è investito sulle infrastrutture. Si cominci quindi a investire nelle infrastrutture e si diano incentivi alle imprese che fanno ricerca e sviluppo.

 

Altro settore che versa in condizioni drammatiche.

Pensi che una recente indagine ha mostrato che le nostre imprese investono sempre meno, anno su anno, in ricerca e sviluppo. I nostri giovani laureati riescono a trovare sempre meno posto proprio nell’area della ricerca e sviluppo. Questo significa che in generale c’è una politica miope che mira a conservare il poco che è rimasto e non a creare nuove opportunità su prodotti nuovi e mercati nuovi.

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