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Lavoro

PENSIONI/ Quei "regali" che le riforme non hanno toccato

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Nella sentenza si legge che la Corte vuol scongiurare che i pensionati siano discriminati rispetto ai lavoratori nel dovere tributario. Ma non si può non sottolineare come la generosità dei trattamenti pensionistici si traduca in maggiore sforzo che i lavoratori delle generazioni successive devono compiere per finanziare quella generosità. In una prospettiva intergenerazionale, stiamo già assistendo a una discriminazione, ma opposta a quella paventata dalla Corte, come testimonia l’alto cuneo fiscale-contributivo sui rediti da lavoro che deprime la produttività e ostacola la nuova occupazione.

Quanto alla salvaguardia della progressività tributaria, restringere l’intervento alle pensioni elevate, e ancorarlo a quantificazioni precise, offrirebbe garanzie di rispetto dell’equità sia orizzontale che verticale. La Corte, invece di un rigetto assoluto, avrebbe potuto subordinare il giudizio di legittimità a un miglior disegno dell’intervento.

Si devono pensare modalità idonee per assistere la Corte nei giudizi su questioni complesse di diritto ed economia, mantenendo pieno rispetto della separazione dei poteri. Di sentenze che colgano a fondo forma e sostanza ci sarà tanto bisogno. Il prossimo appuntamento è vicino: la Corte potrebbe esser chiamata a esprimersi anche sul contributo di solidarietà specifico per pensionati e lavoratori iscritti ai cosiddetti fondi speciali Inps, che hanno beneficiato di regole molto generose che adesso pesano sui conti. O la prospettiva di giudizio cambia per tutti oppure, per coerenza, arriverà un altro rigetto. E le riforme resteranno ferme.

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