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PENSIONI/ Quei "regali" che le riforme non hanno toccato

Per NICOLA SALERNO, chi ha iniziato a pagare i contributi prima del 1995 è di fatto un privilegiato e la legge sulle pensioni d’oro faceva in parte giustizia di questo grave squilibrio

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Il 5 giugno 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà sulle pensioni più elevate deciso dal Decreto “Salva-Italia” del 2011. Il prelievo, di natura tributaria, non può essere applicato solo ai pensionati senza violare gli articoli 3 e 53 della Costituzione, che riguardano l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e il carattere progressivo dell’imposizione. Una sentenza non priva di contraddizioni.

Le riforme pensionistiche del 1992 e del 1995 hanno salvaguardato i lavoratori che avevano già maturato anni di contribuzione. Per i neoassunti dopo il ‘95 è entrato in vigore il criterio di calcolo attuariale, con i contributi accumulati nel tempo e trasformati in rendita tenendo conto della vita residua del percettore. Per tutti gli altri i trattamenti hanno mantenuto in toto o in parte il generoso calcolo retributivo, che restituisce in pensioni più del valore accumulato dei contributi.

Per offrire un’idea di quanto ampia possa essere la sproporzione, si consideri il caso di lavoratori andati in pensione nel 1990 all’età di 55 anni e con 30 anni di contributi. Sono pensioni retributive calcolate con le regole pre ’92-’95. Nel 1990 la vita attesa a 55 anni era pari a circa 22,5 anni, e alcuni di questi pensionati sono ancora in vita. Se si parte da una soglia anagrafica di pensionamento pari a 65 anni oggi, e si procede all’indietro riducendola allo steso ritmo con cui in futuro essa seguirà l’allungamento della vita attesa per effetto delle riforme del 2011 e del 2012 (3 mesi ogni 3 anni), nel 1990 il pensionamento sarebbe dovuto avvenire a 62,7 anni, con una vita residua di poco meno di 17 anni. La pensione avrebbe dovuto esser erogata per meno di 17 anni e non per 22,5. Oppure, per ripristinare l’equità tra le due rendite, la pensione avrebbe dovuto essere inferiore di circa il 24%.

Il criterio appena descritto può esser applicato per misurare la generosità anche delle pensioni retributive con decorrenza successiva al 1992 e delle pensioni miste (con una quota retributiva e una contributiva). A seconda della precocità con cui ci si è pensionati e delle regole di computo, la percentuale di correzione cambia. Solo le pensioni calcolate interamente con le regole contributive, quelle dei neoassunti dopo il 1995, non possono contenere “regali” rispetto ai contributi versati.

Il contributo di solidarietà alle pensioni più alte intendeva riassorbire questi vantaggi ingiustificati che sono stati concessi al di fuori di qualunque logica equitativa e redistributiva. Il problema principale ravvisato dalla Corte è nell’obiettivo di riassesto delle finanze pubbliche, di portata generale e non addossabile su una sola categoria di cittadini/redditi. Ma non si può ignorare che l’intervento mirava a sanare uno squilibrio tutto interno al sistema pensionistico e solo dopo trasferitosi ai saldi di finanza pubblica.