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SPILLO/ Così le Pmi mettono “sottosopra” i sindacati

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È un fatto abbastanza bizzarro, in quanto siamo sempre stati abituati a vedere logiche diverse. Ciò dimostra anche il fatto che non è vero che la Fim è più tenera nei confronti dei datori di lavoro rispetto alla Fiom. Piuttosto sono i temi a essere diversi. La Fim generalmente è più disponibile a concedere più flessibilità in cambio di maggiore retribuzione, mentre la Fiom è aperta a rinunciare a qualcosa dal punto di vista dei salari, ma non intende concedere nulla in tema di flessibilità. Appare quindi bizzarro, ma non del tutto incomprensibile, che la Fim si impunti sulla retribuzione.

 

Le dichiarazioni di Marchionne, secondo cui sarebbe impossibile investire in Italia, hanno destato scalpore. Che cosa pensa delle sue affermazioni?

Marchionne non coglie nel segno quando si tratta di individuare le vere cause di questa situazione che condiziona le aziende italiane. Il tema centrale del mercato italiano sta nei costi insostenibili della burocrazia, nelle scarse infrastrutture e nell’alto costo del lavoro. Si è parlato inoltre molto di flessibilità in entrata e in uscita, e troppo poco di flessibilità funzionale all’interno del rapporto di lavoro. È quest’ultima però la vera leva della produttività.

 

Che cosa intende per flessibilità funzionale?

Il nostro Paese è fermo a un modello organizzativo fordista che ormai è stato completamente superato e le regole sono concepite per quel modello. Abbiamo passato gli ultimi dieci anni con lotte all’ultimo sangue su temi come i licenziamenti e i contratti flessibili, e non abbiamo capito che la chiave per la produttività sta nel fatto di avere la possibilità di adeguare i modelli organizzativi e la fungibilità della prestazione lavorativa in linea con la flessibilità dei modelli organizzativi contemporanei. È questa la frontiera su cui ci si dovrà impegnare.

 

(Pietro Vernizzi)

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