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LA REPLICA/ Cofferati: Marchionne sbaglia, in Italia si può fare impresa

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Sì, bisogna abituarsi ad avere rispetto reciproco tra impresa e rappresentanza dei lavoratori. La produttività ha inoltre bisogno di modelli che siano definiti e adeguati alla struttura produttiva di ogni singolo luogo. Di volta in volta nella contrattazione aziendale vanno quindi trovate le soluzioni del caso. È tutt’altro che impossibile, è stato fatto in moltissimi casi con un ottimo ritorno sia per le imprese che per i lavoratori.

 

Quale contributo possono offrire i sindacati per fare uscire l’Italia dalla crisi?

Stimolare le imprese e il governo. Il governo non ha una politica per la crescita e i sindacati devono pretenderla. Senza crescita non solo aumentano la disoccupazione e la povertà, ma anche le difficoltà delle piccole imprese.

 

Intanto la Fiom ha firmato un accordo con Confapi relativo ai metalmeccanici delle piccole e medie imprese, mentre Fim-Cisl e Uilm-Uil no…

 

Questo accordo è un passo importante nel panorama delle relazioni sindacali, che peraltro non chiamerei accordo separato, perché è stato firmato da un’organizzazione, ma diventerà valido se approvato dalla maggioranza dei lavoratori. Non ha la configurazione classica dell’accordo separato, perché la parola finale spetta a tutti i dipendenti e non solo a una parte. Trovo inoltre incomprensibili le ragioni per cui Fim e Uilm non lo hanno firmato.

 

Per quali motivi?

 

Non capisco che cosa le abbia portate a non condividere quella soluzione, anche perché dal punto di vista sia della forma che della sostanza è avanti di molti passi rispetto agli ultimi accordi contrattuali con Federmeccanica.

 

(Pietro Vernizzi)

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