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Lavoro

CONTRATTI/ Apprendistato e 2° livello, le due "riforme" che fanno bene alla persona

CIRO CAFIERO fa il punto sui benefici che, ripartendo dalla persona, potrebbe trarne il nostro mercato del lavoro. Due strumenti appaiono subito come indispensabili

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I gesuiti continuano ad insegnarmi molte cose. Ad esempio, quest'anno, a "Civiltà Cattolica", ho fatto ferma una convinzione: per superare la crisi, bisogna seriamente ripartire dalla persona.

Perché, se i cosiddetti corpi intermedi non sono stati all'altezza di trovare la quadratura del cerchio, ed anzi hanno perso rappresentatività, e quindi capacità decisionale; il Paese, per avviarsi alla ripresa, dovrà riporre fiducia sulla persona che questi corpi hanno avuto l'ambizione di rappresentare, riscoprirne il valore e utilizzare, per camminare, le gambe di ciascuna persona.

Perché il nostro Paese, prima che di grandi partiti, sindacati, giunoniche associazioni, è fatto di persone e dei ristretti nuclei a cui queste appartengono secondo legami diversi. E dunque, in ordine ascendente, di famiglie, parrocchie, associazioni a misura d'uomo, comunità, e così via dicendo. In questo senso, ho trovato conforto nelle parole del Papa che ha dimostrato di tenere sopra ogni cosa alla persona, gioco forza al suo "sentire", e quindi, naturalmente,  alle sue relazioni con gli altri. E dunque con coloro di cui fa l'incontro nei contesti che vive e con cui trova unioni in forme diverse - dalla famiglia alla comunità - che ne esaltano l'individualità piuttosto che sciuparla. Come invece accade quando l'identità della persona perde forma nelle paludi degli iscritti a imponenti organizzazioni, finendo per assumere le sembianze del numero di una "tessera".     

E così, con la sua prima enciclica, il Pontefice ha fatto "luce" sulla fede, toccato l'intimità della persona, posto attenzione alla sua vita nella famiglia e nella comunità. E, in questa direzione, al dovere di formare la persona stessa che incombe su genitori e su sacerdoti; perché se la crescita passa per la fiducia verso la persona, di certo bisogna riporla su persone rette, pena una crisi altrettanto grave del sistema. 

Così, il Pontefice con parole singolari ha raccomandato: "è importante che i genitori coltivino pratiche comuni di fede nella famiglia, che accompagnino la maturazione della fede dei figli. Soprattutto i giovani, che attraversano un'età della vita così complessa, ricca e importante per la fede, devono sentire la vicinanza e l'attenzione della famiglia e della comunità ecclesiale nel loro cammino" (Lumen Fidei, 53).

Ed ancora, su questi presupposti, ha richiamato al ruolo di educatori i sacerdoti delle parrocchie che, credendosi talora semplici amministratori, hanno abdicato a tale compito e lasciato andare novantanove pecore dal recinto.