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IL CASO/ 2. Il "cavallo di Troia" che spaventa i sindacati

I tre leader sindacali (Infophoto) I tre leader sindacali (Infophoto)

Sono questi i giorni nei quali i sindacati si giocano una buona fetta della loro indipendenza futura. È sempre più compatto il fronte di chi chiede una legge sulla rappresentanza, oltre sessant’anni dopo quell’articolo 39 non a caso inattuato per così lungo tempo. In gioco vi è il controllo pubblico dell’azione sindacale, innanzitutto tramite il censimento del numero degli iscritti. L’apparente risoluzione di un problema reale, ovvero la certezza e l’esigibilità degli accordi sottoscritti a livello nazionale e aziendale, potrebbe essere il “cavallo di Troia” per incominciare a legiferare in materia di attività sindacale e spazi di azione della rappresentanza di imprese e lavoratori. Uno di quegli ambiti a disposizione diretta delle relazioni industriali.

La pericolosa coincidenza di un Governo composto (anche) da diversi sostenitori della prevalenza della legge su tutto e, quindi, della necessità di legiferare su tutto (in particolare alcune anime del Pd), l’interesse storico del principale sindacato italiano verso la “via parlamentare” e la forte pressione mediatica esercitata da Fiat in questa direzione in ragione della risoluzione di problemi interni, potrebbe causare inediti danni al delicato equilibrio della cosiddetta autonomia collettiva.

L’alternativa per i protagonisti delle relazioni industriali è ben significata dagli ultimi due accordi unitariamente sottoscritti: l’accordo sulla rappresentanza del 31 maggio e l’accordo per l’occupazione e la crescita del 2 settembre. Responsabile, autonomo, innovativo il primo; politico, incentrato sull’azione del Governo, banale nei contenuti il secondo. L’intesa del 31 maggio è la prima dimostrazione che i sindacati possono definire autonomamente e con maggiore grado di effettività le “regole del gioco”, anche quelle relative alla misurazione della propria rappresentanza. Il patto del 2 settembre va nella direzione opposta: chiede fondi e azioni di riforma al Governo senza “scambiare” impegni concreti, ingolosendolo, quindi, a intervenire senza troppi scrupoli anche sulle relazioni industriali.

L’intesa sottoscritta il 4 settembre a Mirafiori per garantire i nuovi investimenti di Fiat è stato un forte segnale di realismo del sindacato. Un nuovo accordo di regolamentazione attuativa del Protocollo del 31 maggio (che ha fissato i principi, ma non è ancora pienamente operativo) o la sottoscrizione di un simile accordo anche in settori diversi dall’industria, pur preservando storia e peculiarità di ogni ambito, potrebbero essere il punto vincente segnato dal fronte dei sostenitori dell’autonomia collettiva contro i sostenitori della legge e dell’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione.

 

Twitter @EMassagli

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