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IL CASO/ Quei nemici del merito "nascosti" nel pubblico impiego

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Sarebbe importante poi creare un vero mercato del lavoro pubblico, con la possibilità per le amministrazioni virtuose di attrarre i dipendenti migliori e di allontanare quelli non adeguati. Tale dinamicità avrebbe diversi impatti positivi a cominciare dalla comunicazione e introduzione estesa di modelli organizzativi e case histories di successo su tutto il territorio nazionale, fino a rompere quei legami consociativi e talvolta clientelari che minano la credibilità e fiducia nel dipendente pubblico, obbligando la Pa all'introduzione di forme concorsuali e procedimenti burocratici che non consentono una gestione snella ed efficiente delle risorse.

Purtroppo il dibattito pubblico e politico si focalizza ancora sulla necessità di spendere invece che di spendere bene e sull'obbligo di difendere i posti di lavoro anzichè difendere quelli utili. Nel momento in cui i modelli organizzativi vincenti, soprattutto nei servizi, si concentrano su retention dei talenti, incentivi non monetari, worklife balance, formazione, modelli di leadership, di cooperazione e di comunicazione innovativi, nei settori tradizionali dell'economia italiani stentano a diffondersi i basilari criteri della professionalità, della managerialità e il valore del lavoro e dell'individuo.

Persiste invece una visione assistenziale del lavoro per cui tutti i lavoratori e i posti di lavoro sono uguali. Questa idea danneggia pesantemente il lavoratore e il cittadino. Allo stesso tempo, la gestione "per decreti", volta alla modernizzazione degli enti pubblici, si traduce nell'incapacità di rendere operativa una spending review degna di questo nome e nell'introdurre reali innovazioni di servizio e di processo per il cittadino.

Una buona notizia è invece rappresentata dalla sempre maggiore trasparenza, agevolata dall'ingresso di nuove forze politiche, che stanno scoperchiando sempre più numerose aree di opacità mostrando in particolare i costi di una dirigenza pubblica indegni di un Paese civile e molto superiori rispetto alle altre democrazie occidentali. Si spera che accompagnata a una maggiore capacità di visione, l'indignazione popolare porti alla cancellazione di queste numerose sacche di privilegio anche se sancite dal diritto. Importante sarà anche che vecchie e nuove forze politiche sposino una visione più legata al valore e all'utilità del lavoro, lasciando assistenzialismo, privilegi e diritti negli alvei della democrazia, ma fuori dal mondo produttivo e dei servizi pubblici.

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