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Continua a mancare la visione d'insieme

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A questo proposito, credo vi siano alcuni temi decisamente prioritari e alcuni snodi culturali chiave - che propongo in forma di domanda, quale spunto di riflessione per tutti, e che tratteremo da queste colonne nelle prossime settimane - su cui sia la politica che le parti sociali hanno il compito di pronunciarsi, proprio per tracciare una via maestra da seguire e far evolvere il mercato del lavoro nella direzione migliore per tutti.

A) Politiche attive e politiche passive: vogliamo continuare a supportare in termini puramente assistenzialistici chi è in difficoltà o creare un sistema che contribuisca a promuovere dinamicamente una soluzione definitiva ai problemi? Come configurare servizi per il lavoro in grado di aumentare “l’occupabilità” e la capacità di generare valore per le imprese? E con quale rapporto tra pubblico e privato e tra Stato e Regioni?

B) Giovani, formazione, lavoro, apprendistato: intendiamo continuare a usare i giovani come “carne da macello” per ridurre i costi di produzione o vogliamo cominciare a concepirli, finalmente, come il capitale umano del futuro? Intendiamo dunque considerare l’apprendistato alla stregua di un puro strumento di riduzione dei costi o vogliamo che diventi la strada maestra per persone e aziende che puntano ad investire sulla capacità di generare valore attraverso la formazione?

C) Contratti a tempo indeterminato e flessibilità in entrata e uscita: riteniamo utile mantenere un sistema che protegga il “posto di lavoro” degli assunti - ancorché improduttivo - e scaricare le esigenze di flessibilità solo su chi sta entrando nel mercato del lavoro o desideriamo un sistema che fa della combinazione di flessibilità e sicurezza un valore da costruire per tutti?

D) Competitività dell’ordinamento e semplificazione normativa: intendiamo perpetrare un sistema normativo la cui complicazione fa la fortuna delle caste dei giudici e degli avvocati o vogliamo riformularlo, per renderlo più attrattivo anche per gli investimenti esteri?

E) Nuove relazioni industriali: preferiamo relazioni industriali che, per difendere il potere delle associazioni datoriali e sindacali, punti a rivestire un ruolo più politico che sociale attraverso il proprio peso nelle trattative nazionali o intendiamo favorire accordi decentrati davvero in grado di coinvolgere la società nella propria evoluzione?

F) Invecchiamento attivo, ricollocazione, pensioni e patto intergenerazionale: riteniamo adeguato il mantenimento di un sistema che assiste i più anziani a discapito dei giovani, o ne preferiamo uno in cui chi ha più esperienza possa diventare una preziosa risorsa per la crescita professionale delle giovani leve?

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