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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ In arrivo un riordino di assegni sociali e di guerra per il salario minimo?

Il sostegno per l’inclusione attiva (Sia) è una misura nazionale per garantire il sostegno al reddito a tutti coloro che si trovano in condizione di povertà e risiedono in Italia da due anni

Il ministro Giovannini (InfoPhoto)Il ministro Giovannini (InfoPhoto)

Contrastare la povertà e l’esclusione sociale delle fasce più deboli della popolazione, colmando così una carenza nel sistema di protezione sociale italiano. E’ questo l’obiettivo che ha intenzione di raggiungere la commissione di esperti nominata dal ministro Enrico Giovannini, coordinata dal viceministro Cecilia Guerra, introducendo il sostegno per l’inclusione attiva (Sia), una misura nazionale per garantire il sostegno al reddito a tutti coloro che si trovano in condizione di povertà e risiedono stabilmente sul territorio nazionale da almeno due anni. Si tratta in sostanza del cosiddetto salario minimo ma, viene specificato, non è “un reddito di cittadinanza universale incondizionato”, bensì “un programma di inserimento sociale e lavorativo”. Il Sia diventa quindi una sorta di “patto” di reciproca responsabilità tra il cittadino che ne usufruisce e l’amministrazione pubblica, in cui il primo si impegna “a perseguire concreti obiettivi di inclusione sociale e lavorativa”. Inoltre, nel caso degli adulti, “oltre a incentivare esperienze formative e di riqualificazione professionale e la partecipazione al mercato del lavoro, va valorizzato l’impegno in attività di cura verso i minori e/o familiari non autosufficienti”. Il Sia sarà fruibile solo a determinate soglie patrimoniali riferite all’Isee del soggetto fruitore, con l’Inps che dovrà valutare i vari casi. Il problema legato all’attuazione è sempre lo stesso, cioè la copertura finanziaria: l’operazione, che potrebbe coinvolgere circa il 6% delle famiglie italiane, dovrebbe costare intorno agli otto miliardi di euro. Ma come reperirli? Il Sia, scrive oggi il Sole 24 Ore, “può essere finanziato con una riforma delle attuali forme di contrasto della povertà (assegni sociali e pensioni integrate al minimo), che riduca la quota delle prestazioni destinate a nuclei familiari che appartengono ai due/tre decili superiori della distribuzione della condizione economica misurata dall'Isee”. Altre risorse, invece, possono essere reperite “con il riordino pensioni di guerra indirette, un contributo di solidarietà da parte di percettori di pensioni elevate, il riordino delle agevolazioni fiscali, inasprimento imposizione sui concorsi a premio, lotto, lotterie che hanno una potenzialità di finanziamento di almeno 4 miliardi”.

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