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IL CASO/ Telecom e Alitalia, la "chiusura" che non aiuta investimenti e lavoro

In Italia è stata ultimamente mostrata avversione per gli investimenti esteri, che pure sono utili in questo momento per l’occupazione, come spiega ANDREA GIURICIN

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Il Fondo monetario internazionale è sempre più vicino dopo la probabile caduta del Governo Letta. L’approvazione della Legge di stabilità a metà ottobre è sempre più a rischio con la conseguente possibile bocciatura da parte degli organismi internazionali. Una settimana convulsa quella che si è appena conclusa che ha visto anche una fortissima discussione sul caso Telecom e il tentativo della cacciata degli spagnoli di Telefonica. Chi crede che il “rischio Italia” sia definitivamente scomparso dopo gli interventi da oltre mille miliardi della Banca centrale europea di Mario Draghi è molto probabilmente un illuso. Non è escluso che le agenzie di rating possano abbassare il valore del debito italiano dopo quanto successo.

Il Fondo monetario internazionale aveva appena avvertito che l’Italia deve iniziare ad agire per scongiurare la crescita della disoccupazione al 12,5% e segnalava inoltre la caduta del Prodotto interno lordo dell’1,8% nel 2013. Questi dati molto preoccupanti dell’Italia si scontrano con l’attivismo della politica nel cercare di salvare “l’italianità” delle grandi imprese. L’arrivo degli spagnoli di Telefonica su Telecom Italia prima e il tentativo di acquisto dei francesi di Air France - Klm su Alitalia hanno messo in allerta molti analisti e politici proprio, mentre il premier Enrico Letta cercava di pubblicizzare “Destinazione Italia”.

Questo programma del Governo aveva l’obiettivo - meglio ormai parlare al passato - di attrarre gli investimenti esteri in Italia al fine di sviluppare l’economia e l’occupazione. Il nostro rimane infatti un Paese poco attrattivo per i capitali esteri, soprattutto per le condizioni difficili nel fare business. La burocrazia, un mercato del lavoro troppo rigido, un’incertezza del diritto, un sistema pensionistico troppo costoso e una tassazione eccessiva sono solo alcune delle motivazioni per cui in Italia non arrivano gli investimenti.

Il caso Telefonica-Telecom Italia dimostra tutta la debolezza del Paese. Mentre Letta affermava oltre Oceano che Telecom Italia rimane un’azienda privata, per difendere la scalata degli spagnoli, in Italia i politici e alcuni ministri dello stesso Governo si scagliavano contro un’acquisizione che era molto probabile, vista la non volontà delle banche di sistema italiane di mantenere una posizione dominante nell’azionariato. Anche i sindacati si scagliavano contro l’acquisizione spagnola, così come prendevano posizione contraria all’arrivo dei francesi di Air France in Alitalia avvertendo del rischio di tagli di posto del lavoro.


COMMENTI
30/09/2013 - Da " Les Echos " della scorsa settimana... (Guido Gazzoli)

Un politico francese su "Les Echos" della scorsa settimana scriveva: "L'Italia e' stata l'unica nazione europea a realizzare politiche del trasporto aereo tali da farsi invadere dalle low cost che ne controllano ormai piu' della meta' del mercato nazionale; nella rotta piu' remunerativa ha fatto entrare la piu' aggressiva compagnia aerea europea (Easyjet) quando poteva difendere i suoi interessi dando la concessione della navetta Roma - Milano a un'altra compagnia italiana; ha elevato nell'ultimo anno le tasse sul trasporto aereo portandole ai massimi livelli europei (tasse ENAV, regionali, IVA e inquinamento acustico costate ad AZ nei primi 6 mesi del 2013 circa 60 milioni di euro); ha aperto le porte ad Emirates concedendo la 5^ liberta' su una tratta operata anche dalla sua Compagnia nazionale piu' importante (MXP - JFK); sta investendo miliardi di euro nell'alta velocita' concorrente del trasporto aereo e non integrata ad esso; mi dite un motivo valido per cui Air France dovrebbe acquisire Alitalia, vale a dire la Compagnia nazionale di un Paese che ha deciso di fare gli interessi di tutti tranne che della stessa Alitalia?"