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Lavoro

RIFORMA DEL LAVORO/ Flessibilità e merito, i due "tabù" che sfidano i sindacati

Il problema del lavoro in Italia consta essenzialmente da due fattori: la mancanza di flessibilità in uscita e la mancanza di crescita economica. Cosa fare? ANDREA GIURICIN

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L’Italia perde competitività e uno dei punti deboli rimane il lavoro. Il tasso di disoccupazione ha ormai superato stabilmente il 12 per cento, ma i dati più preoccupanti arrivano dal tasso di inattività, vale a dire le persone fuori dal mondo del lavoro e che nemmeno lo ricercano. I profili sono i più vari: dai giovani non in ricerca di lavoro fino a cinquantenni che non riuscendo a ritrovarlo, perdono anche la speranza di cercarlo.

La regolazione fino ad oggi esistente ha provocato lo stato di disagio attuale. Inoltre il sistema di welfare italiano non è minimamente strutturato, con interventi che sono sempre emergenziali (basta vedere la cassa integrazione in deroga). L’ottimo Dario Di Vico sul Corriere della Sera ricordava l’inutilità dei centri dell’impiego, che riescono a fare ritrovare lavoro solo al 3 per cento delle persone iscritte alle liste di disoccupazione. Vi è per fortuna l’interevento delle agenzie private, che grazie alle riforme degli ultimi anni sono riuscite ad offrire sempre maggiori possibilità ai disoccupati.

Il tema principale rimane tuttavia quello che troppe poche persone sono attive in Italia, poco più del 62 per cento, vale dire circa 10 o 15 punti in meno rispetto a quanto è registrato nellla maggior parte dei paesi europei.

Grafico

Il mercato del lavoro oltretutto viene visto troppo spesso come una “torta” immutabile. Si sente infatti ricordare da alcune sigle sindacali che la mancata uscita di un lavoratore “anziano” non permette l’entrata di un giovane. Questa credenza è estremamente sbagliata e falsa. Nei paesi dove c’è maggiore tasso di attività tra la fascia d’età tra 55 e 64 anni, come in Germania, la disoccupazione giovanile è molto più bassa rispetto ai paesi dove c’è basso tasso di attività degli “anziani”. Questa credenza è gravemente sbagliata perché non permette di focalizzare bene il problema, che è composto da due parti: la mancanza di flessibilità in uscita e la mancanza di crescita economica.


COMMENTI
07/09/2013 - RIFORMA DEL LAVORO/ Flessibilità e merito (alberto servi)

Ostinarsi a voler garantire occupazione a chi non è più produttivo vuol dire tenere fuori dal mondo del lavoro 4 italiani su dieci in età lavorativa. Ben detto. Siamo i soli nel mondo sviluppato a consentire il reintegro in azienda sancito dal giudice. Presto qualcuno vorrà la stessa misura nelle cause di divorzio. Così il giudice potrà reintegrare lui o lei nel talamo nuziale con la gioia di tutti.