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FIAT/ La "guerra delle tessere" dietro al no alla Fiom

Il segretario Fiom Maurizio Landini (Infophoto) Il segretario Fiom Maurizio Landini (Infophoto)

La trattativa tra Fiat e sindacati firmatari per il rinnovo del contratto riprenderà la settimana prossima. Intanto Landini dice che “dopo l’accordo con Veba c’è una serie di questioni che riguardano Fiat e il Paese; la discussione deve coinvolgere il governo”. Certo, Landini sa bene che la posizione di alcuni stabilimenti è a serio rischio. Quindi invita il governo a farsi carico di possibili emergenze. In questo senso dà anche un assist a Marchionne, il quale sa bene che o cambiano in fretta le condizioni per lui per fare impresa e investire in Italia (si veda a questo proposito quanto già scritto su queste pagine) o sarà costretto a chiudere qualche stabilimento. Il gruppo Fiat negli ultimi anni ha accumulato perdite operative per circa 4 miliardi di euro e, solo in Europa, è passato da una quota di mercato del 9,3% nel 2009 al 6,4% nei primi dieci mesi del 2013. È chiaro che se l’eventuale chiusura di qualche stabilimento fosse accompagnata da processi di riqualificazione e di ricollocazione gestiti dal governo, Marchionne sarebbe più contento. E, tutto sommato, anche Landini avrebbe di che vantarsi.

Come si vede, il caso è molto complesso, molto più complesso di quello scontro Marchionne-Landini che da tre anni occupa le pagine dei rotocalchi italiani. Qui si sta avvicinando giorno per giorno una negoziazione che riguarda non solo Fiat e Fiom, ma tutte le altre sigle (in gioco c’è la loro forza rappresentativa nelle fabbriche) e lo stesso governo.

Fa un po’ specie intanto che, a fronte della “carta rivendicativa” della Fiom firmata da 18.000 persone, corrispondano solamente 200 nuovi tesseramenti (numeri resi noti dallo stesso Landini in conferenza stampa l’8 gennaio). La Fiom sta naturalmente cercando di recuperare terreno, in questi tre anni molti dei suoi iscritti hanno cambiato sigla sindacale. Per quanto riguarda la Fiat, sono passati da 11.000 tesseramenti a circa 5.000. Molti iscritti Fiom sono passati ad altre sigle. Si consideri che solo il Fismic in Fiat conta quasi 20.000 iscritti.

Quello che sta succedendo va quindi visto prima di tutto come un gioco tra le parti per rivedere o mantenere certi equilibri e posizioni acquisite. Posizioni che per le parti si traducono in numero di tessere. E che tra Fiat-Chrysler e Governo italiano significano molti denari. Non c’è da stare molto allegri.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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