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JOBS ACT/ I "buchi" del piano di Renzi che l'Ue non vede

Per FRANCO CARINCI, sono anni che si cerca una risposta ai problemi del lavoro e Renzi promette di risolverli in cinque secondi. Mi dispiace ma non credo più negli uomini della Provvidenza

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

«Le proposte di Renzi sul lavoro sono soltanto delle boutade da chiacchierino toscano. Sono anni che si cerca di trovare una risposta a questi problemi, e adesso il segretario del Pd ci promette che li risolverà in cinque secondi. Mi dispiace, ma alla mia età non credo più negli uomini della Provvidenza». Franco Carinci, Professore di Diritto del lavoro all’Università di Bologna ed ex vicepresidente della International Society for Labour and Social Security Law, commenta così le proposte sulla riforma del lavoro del segretario del Pd. Idee che hanno subito ottenuto il plauso del commissario Ue per il Lavoro, Laszlo Andor, secondo cui si tratta di “un nuovo programma” che sembra “andare nella direzione auspicata dall’Ue in questi anni”.

Qual è il valore di questa promozione del Jobs Act che viene da Bruxelles?

Mi domando come faccia Laszlo Andor a promuovere il Jobs Act nel momento in cui non è ancora stato pubblicato. Su che basi parla il commissario europeo? Tutto ciò che sappiamo è quanto Renzi ha anticipato sul suo sito, ma faremmo torto al segretario del Pd a giudicare il Jobs Act sulla base di questo riassunto. Andor mette il timbro Ue sul Jobs Act in maniera estremamente sommaria e neanche ufficiale, e ciò rappresenta l’ennesimo segno di una burocrazia europea assurda che poco fa e molto parla. Il commissario Ue esprime i suoi giudizi sulla base dell’unica idea che tutto dipenda dall’introdurre dosi massicce di flessibilità nel lavoro. L’Ue ha fatto della flexicurity un mito che si è dimostrato fallimentare ovunque a cominciare dalla Spagna.

Proviamo a entrare nel merito di quanto ha scritto Renzi sul suo sito. Quali di queste proposte la convincono?

L’abbassamento dei costi dell’energia e la riduzione del 10% dell’Irap per le aziende sono certamente dei fatti positivi, e del resto l’intera prima parte del discorso di Renzi è totalmente condivisibile. Per potere rilanciare l’economia bisogna restituire soldi ai contribuenti. Il vero problema sono i consumi interni, e quindi va sostenuto il potere d’acquisto dei consumatori per consentire loro di comperare beni e servizi. Il problema è quindi il solito, e cioè quali spese tagliare per potere ridurre il carico fiscale. La mia posizione sulle proposte di Renzi è invece diversa nei confronti delle misure che riguardano più specificamente il lavoro.

Vediamole una a una. Renzi ha promesso di ridurre le 40 forme contrattuali a una sola. Lei che cosa ne pensa?

Innanzitutto quella sulle 40 forme contrattuali è una bufala: in Italia il loro numero è di gran lunga inferiore. La riduzione delle forme contrattuali era un obiettivo perseguito anche dalla Fornero, che sarebbe ulteriormente coltivato nel cosiddetto Jobs Act. L’introduzione di un contratto a tempo indeterminato con copertura economica a scalare comporta che le tutele non scattino fin dall’inizio bensì con una progressione d’anzianità.

È un’idea che può funzionare?


COMMENTI
11/01/2014 - Siamo messi male (Carlo Cerofolini)

Siamo proprio messi male, perché nelle proposte del “chiacchierino” toscano, come dire: c’è del nuovo e del buono solo che il buono non è nuovo e il nuovo non è buono. Auxilium!!!