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Lavoro

IDEE/ Potere, autorità, controllo: cosa serve davvero a un leader?

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In funzione di questa suddivisione, una parte del potere dei leader viene loro proprio dal fatto di ricoprire una posizione organizzativa che permette di utilizzare certe risorse specifiche come: il riconoscimento di avere un’autorità formalmente legittimata, il controllo esercitato su risorse, ricompense e sanzioni. Il potere di posizione tende, quindi, a fluire verso il basso di un organizzazione. L’altra categoria, ossia il potere personale, è costituita dalle qualità personali, quali: la competenza tecnico-professionale, la capacità di suscitare sentimenti positivi, di vicinanza emozionale, di lealtà o di identificazione, e il carisma personale, inteso come capacità di influenzare, con una forte componente emotiva. Il potere personale è la misura in cui i collaboratori si sentono ben disposti e sono impegnati nei confronti del leader, è la misura di quanto le persone sono disposte a seguire un leader. In un contesto organizzativo, quindi, il potere personale viene dal basso, cioè dai collaboratori.

La situazione migliore per i leader è dunque quella in cui dispongono di entrambi i poteri, poiché le basi del potere di posizione e quelle del potere personale costituiscono assieme un sistema di interazione-influenza. Ogni base di potere incide tendenzialmente su ognuna delle altre basi di potere. Si è notato, infatti, che la misura in cui gli individui sono disposti a concedere potere personale dipende dal loro modo di percepire la capacità del leader di offrire ricompense, punizioni o sanzioni, ossia il potere di posizione. Si conferisce, allo stesso tempo, potere di posizione a un leader nel momento in cui si percepisce che è apprezzato e rispettato e dispone di maggiori informazioni ed esperienze rispetto ai collaboratori (potere personale).