BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IDEE/ Potere, autorità, controllo: cosa serve davvero a un leader?

Fotolia Fotolia

In funzione di questa suddivisione, una parte del potere dei leader viene loro proprio dal fatto di ricoprire una posizione organizzativa che permette di utilizzare certe risorse specifiche come: il riconoscimento di avere un’autorità formalmente legittimata, il controllo esercitato su risorse, ricompense e sanzioni. Il potere di posizione tende, quindi, a fluire verso il basso di un organizzazione. L’altra categoria, ossia il potere personale, è costituita dalle qualità personali, quali: la competenza tecnico-professionale, la capacità di suscitare sentimenti positivi, di vicinanza emozionale, di lealtà o di identificazione, e il carisma personale, inteso come capacità di influenzare, con una forte componente emotiva. Il potere personale è la misura in cui i collaboratori si sentono ben disposti e sono impegnati nei confronti del leader, è la misura di quanto le persone sono disposte a seguire un leader. In un contesto organizzativo, quindi, il potere personale viene dal basso, cioè dai collaboratori.

La situazione migliore per i leader è dunque quella in cui dispongono di entrambi i poteri, poiché le basi del potere di posizione e quelle del potere personale costituiscono assieme un sistema di interazione-influenza. Ogni base di potere incide tendenzialmente su ognuna delle altre basi di potere. Si è notato, infatti, che la misura in cui gli individui sono disposti a concedere potere personale dipende dal loro modo di percepire la capacità del leader di offrire ricompense, punizioni o sanzioni, ossia il potere di posizione. Si conferisce, allo stesso tempo, potere di posizione a un leader nel momento in cui si percepisce che è apprezzato e rispettato e dispone di maggiori informazioni ed esperienze rispetto ai collaboratori (potere personale).