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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ I "privilegi" di cui Renzi non parla

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Non sono pochi quelli che sostengono che le pensioni d’oro non vanno toccate “perché frutto di contributi versati”. Costoro però dimenticano che quelle pensioni sono state fissate, nell’importo e nel diritto, da una legge che “vincola” le giovani generazioni alle quali, però, nessuno ha chiesto se fossero d’accordo, semplicemente (o astutamente?) perché non ancora “esistevano” quando quella legge veniva inventata e approvata. È giusto che i giovani debbano mandare giù questa pillola senza neppure bere un sorso d’acqua di un “contributo di solidarietà” (il ticket)?

Per maturare una pensione di 90.000 euro in 35 anni di lavoro, in base alle regole vigenti per i giovani, occorre aver accumulato contributi per oltre 1.800.000 euro (circa 3,5 miliardi delle vecchie lire), ossia aver versato contributi annui per oltre 51.400 euro che corrispondono a una retribuzione di poco meno di 156.000 euro. Per maturare una pensione di 130.000 euro in 35 anni di lavoro occorre aver accumulato contributi per circa 2.600.000 euro (oltre 5 miliardi delle vecchie lire), ossia aver versato contributi annui per oltre 74.200 euro che corrispondono a una retribuzione oltre i 225.000 euro. Per maturare una pensione di 195.000 euro in 35 anni di lavoro occorre aver accumulato contributi per circa 3.900.000 euro (oltre 7,5 miliardi delle vecchie lire), ossia aver versato contributi annui per oltre 111.400 euro che corrispondono a una retribuzione oltre i 338.000. È verosimile che negli ‘70 ci fossero lavoratori con una retribuzione di 300, di 435 e di 655 milioni di lire?

L’analisi è un’altra disgrazia a danno delle giovani generazioni. Che cosa ne pensa Renzi del ticket sulle pensioni d’oro (e d’argento e di bronzo)? Crede che si possa/debba mettere mano, in qualche modo, per ristabilire una certa equità previdenziale tra “vecchie” e “giovani” generazioni?

Spero tanto che Matteo Renzi risponda a queste domande, anche se c’è poco da contarci perché troppo intricanti e sbilancianti per un segretario di un Partito da sempre affasciato al sindacato che conta più pensionati che lavoratori. Se dovesse farlo, oltre ad avere tutta la mia stima (che non conta assolutamente niente), darà dimostrazione di essere il vero Rottamatore: uno, cioè, che vuole essere un’alternativa e non semplice alternanza sulla scena politica di questo sfortunato Paese (il che conta tantissimo).

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COMMENTI
13/01/2014 - Lo sapevano, i politici, oh se lo sapevano! (Corrado Rizzi)

È dagli anni 80 che i sindacati, lo so per conoscenza diretta del problema, chiedevano di ritoccare pesantemente al rialzo i contributi da versare all'INPS sia da parte dei lavoratori che delle aziende. Con il numero di contribuenti di allora oggi si sarebbe potuto guardare con più serenità ai problemi attuali. Ma i signori politici, tanto per non perdere un'abitudine che già avevano consolidata, non fecero nulla. Meglio aspettare che vada tutto a catafascio così poi nessuno avrà il problema di quanto debba essere la pensione semplicemente ( o astutamente ) perché non si pagherà più. Tanto la Casta se la caverà comunque, è bene. Dobbiamo risanare l'INPS? Benissimo, ma cominciamo dalla parte giusta: 1) chi lavora per lo stato non ha diritto alla pensione. Che non succeda che un parlamentare prenda pensione magari da parlamentare e stipendio sempre da parlamentare! 2) L'Istituto Nazionale per la PREVIDENZA SOCIALE, da subito cessi di pagare pensioni che non siano da previdenza: oltre i 100000 lordi annui taglio secco. 3) Taglio secco dei dirigenti statali e dei loro stipendi del 50% Dopo parleremo delle pensioni da 8 volte il minimo, SOLO DOPO PERÒ!