BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI/ I "privilegi" di cui Renzi non parla

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, fa proposte sul lavoro, ma tace sulle pensioni. Eppure è un tema che per le giovani generazioni è importante. DANIELE CIRIOLI ci spiega perché

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Matteo Renzi tace sulle pensioni. Non un cenno nella sua eNews di mercoledì sera - 2.125 parole in 13.516 caratteri - con cui ha diffuso la prima bozza del Jobs-Act (i paradigmi inglesi sono sempre fascinosi!). Eppure “lavoro-pensione” è un binomio indissolubile, perché l’occupazione, più o meno stabile che sia, oltre a essere fonte di reddito al presente, rappresenta il programma previdenziale per il futuro nell’indissolubile patto, ahimè!, che impone a chi lavora di finanziare le pensioni di chi è a riposo.

Quel silenzio fa assai rumore tra le giovani generazioni alle quali il trentanovenne Rottamatore si è sempre rivolto, giustamente, con impeccabile estro di rivincita su una disastrosa classe politica. Fa assai rumore perché, passato il tempo della vittoria con gli orgogliosi proclami di santità politica, i trascurati giovani aspettano adesso soluzioni pratiche ai loro problemi: quelle che, non ce ne voglia Matteo, sono del tutto assenti nel suo “programma” di rilancio Jobs-Act.

Restiamo sul tema delle pensioni. Un’inchiesta pubblicata su ItaliaOggiSette del 6 gennaio, in cui si analizza parte del “Rapporto sulla coesione sociale 2013” pubblicato il 30 dicembre da Inps, Istat e ministero del lavoro, denuncia che il 97% dei collaboratori iscritti alla Gestione Separata dell’Inps è a rischio pensione. Motivo? Il reddito troppo basso percepito dai lavoratori - 9.700 euro nel 2012 - che compromette il requisito contributivo per la pensione a oltre 726.000 lavoratori (co.co.pro., mini co.co.co., lavoratori autonomi occasionali, ecc.). E le notizie non sono migliori per chi ha un reddito più alto. Qualche esempio: con un reddito di 12.000 euro (nel 1996) che sale fino a 31.840 (nel 2016), dopo 20 anni, non si ha diritto a una pensione perché troppo bassa; se il reddito iniziale è di 18.000 euro e sale fino a 47.760, la pensione sarà di appena 693 euro mensili: il 19% dell’ultimo reddito (quello che si chiama “tasso di sostituzione”, cioè quanto misura la pensione rispetto all’ultimo reddito o all’ultima retribuzione percepito da lavoratori).

L’analisi è una catastrofe a danno delle giovani generazioni. Quale soluzione pensa di mettere in campo Renzi per questo disastro? Quale soluzione per elevare quel tasso di sostituzione del 19-30% ai “flessibili” e che sale al 38-50% in caso di occupazione “stabile”, cioè con lavoro dipendente?

Altro argomento: il ticket sui pensionati d’oro che la Legge di stabilità 2014 ha introdotto in nuova versione. Andrà versato dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 in misura: del 6% sulla parte di pensione superiore a 91.250 euro e fino a 130.358 euro; del 12% sulla parte di pensione oltre i 130.358 e fino a 195.536 euro; del 18% sulla parte di pensione oltre 195.536 euro.

Questa è una misura che tocca la “vecchia” generazione, cioè i pensionati. Ma interessa i giovani perché, se il ticket non va in porto, come già successo nel 2011 quando è stato censurato dalla Corte costituzionale, quelle somme dovranno essere sborsate dai lavoratori. Con la beffa, peraltro! Perché i giovani se le possono solo sognare quelle astronomiche cifre di pensione, in quanto vietate dalla legge: il sistema contributivo infatti pone limite all’importo di pensione maturabile (occhio: il limite vale solo per chi ha cominciato a lavorare dal 1996, non per chi a quella data già era occupato).


COMMENTI
13/01/2014 - Lo sapevano, i politici, oh se lo sapevano! (Corrado Rizzi)

È dagli anni 80 che i sindacati, lo so per conoscenza diretta del problema, chiedevano di ritoccare pesantemente al rialzo i contributi da versare all'INPS sia da parte dei lavoratori che delle aziende. Con il numero di contribuenti di allora oggi si sarebbe potuto guardare con più serenità ai problemi attuali. Ma i signori politici, tanto per non perdere un'abitudine che già avevano consolidata, non fecero nulla. Meglio aspettare che vada tutto a catafascio così poi nessuno avrà il problema di quanto debba essere la pensione semplicemente ( o astutamente ) perché non si pagherà più. Tanto la Casta se la caverà comunque, è bene. Dobbiamo risanare l'INPS? Benissimo, ma cominciamo dalla parte giusta: 1) chi lavora per lo stato non ha diritto alla pensione. Che non succeda che un parlamentare prenda pensione magari da parlamentare e stipendio sempre da parlamentare! 2) L'Istituto Nazionale per la PREVIDENZA SOCIALE, da subito cessi di pagare pensioni che non siano da previdenza: oltre i 100000 lordi annui taglio secco. 3) Taglio secco dei dirigenti statali e dei loro stipendi del 50% Dopo parleremo delle pensioni da 8 volte il minimo, SOLO DOPO PERÒ!