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RIFORMA PENSIONI/ Letta, le mosse giuste per pensioni d'oro e flessibilità

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Anche questa sembra una proposta intelligente. Alla fine questo sistema consente di anticipare un trattamento pensionistico che verrà restituito ratealmente. Quindi nient’altro che un prestito a questi pre-pensionati che poi, al momento in cui entreranno nel trattamento ordinario definitivo, dovranno restituire a rate all’istituto previdenziale. Un meccanismo di questo genere risolverebbe un problema senza gravare sulle finanze dell’ente previdenziale, se non anticipando dei trattamenti. In più...

 

In più?

Risolve un problema che colpisce i soggetti più esposti. Infatti, nel nostro mercato del lavoro la perdita del posto colpisce soprattutto le persone più anziane che però non hanno ancora maturato i requisiti pensionistici e che con la riforma Fornero - che ha eliminato la pensione di anzianità - non arrivano a riscuotere il trattamento pensionistico e si trovano in grosse difficoltà.

 

Pare acquisito che la riforma Fornero, cui accennava poco fa, necessita di “manutenzione”. Qual è il suo pensiero in proposito?

La riforma Fornero è stata una riforma epocale, che ha avuto un impatto molto forte. Innanzitutto perché ha ampliato notevolmente gli orizzonti temporali, poi perché ha trasformato le pensioni da miste che erano dopo Dini, quando c’erano pensioni retributive e contributive, in pensioni totalmente contributive.

 

La riforma Fornero ha però lasciato sul tappeto alcuni problemi per i quali non è stata ancora trovata una soluzione definitiva. Basta pensare al dramma degli “esodati”.

È vero. Ma è anche vero che ha aperto una prospettiva del tutto nuova. Infatti, dal 1° gennaio 2012 ciascuno di noi sa che mette in un salvadanaio il suo contributo previdenziale e che al momento in cui andrà in pensione non troverà nient’altro che ciò che ha messo in quel salvadanaio. Veramente un’altra prospettiva rispetto al provvedimento sulle pensioni d’oro di cui parlavamo all’inizio.

 

Le pensioni d’oro non sono state toccate dalla riforma Fornero.

Gli assegni d’oro non sono nient’altro che le pensioni calcolate con il sistema retributivo, calcolate cioè sulla media degli ultimi dieci anni del rapporto di lavoro, che prendevano in considerazione gli anni migliori dal punto di vista retributivo e non penalizzavano il lavoratore che magari nella sua carriera professionale aveva versato pochi contributi. Questo creava chiaramente uno squilibrio. Detto questo, è chiaro che alla riforma Fornero si possono fare alcune manutenzioni.

 

Quali sono le parti che vanno emendate?