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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Letta, le mosse giuste per pensioni d'oro e flessibilità

Insieme a FABIO RUSCONI, Presidente dell'associazione degli Avvocati Giuslavoristi ltaliani, abbiamo parlato dei provvedimenti allo studio del Governo in materia di pensioni

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La riforma Fornero torna a far discutere da quando il Commissario straordinario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, ha annunciato di avere allo studio alcuni ritocchi agli assegni di pensione medio-alti calcolati con il sistema retributivo, quelli di reversibilità sempre in relazione al passaggio al contributivo oltre al cumulo tra più trattamenti previdenziali e altri redditi da lavoro. Alcune indicazioni su come si intende procedere potrebbero essere resi noti già alla fine del mese prossimo. Si tratta di un’operazione molto delicata che richiede massima cautela per evitare nuove bocciature da parte della Consulta che in passato, in provvedimenti analoghi, aveva ravvisato la presenza di profili anticostituzionali. Come fare per evitare la scure della Corte lo abbiamo chiesto a Fabio Rusconi, Presidente dell’Agi, l’associazione degli Avvocati Giuslavoristi ltaliani.

Il commissario Cottarelli sta valutando la possibilità di ritoccare le pensioni d’oro. Come deve fare per evitare una nuova bocciatura della Corte Costituzionale?

La bocciatura che la Corte Costituzionale fece dei due prelievi straordinari sulle pensioni - il primo del governo Berlusconi, il secondo del governo Monti - riguardava fondamentalmente la natura tributaria di quel prelievo.

Il pronunciamento della Consulta fu nettissimo, possiamo ripercorrerlo brevemente?

In pratica la Corte disse: questa tassa che voi mettete sulle pensioni è nient’altro che un’imposta, qualcosa che ha un impatto sull’articolo 53 delle Costituzione che dice che le imposte e le tasse devono essere proporzionali al reddito e applicate con un principio di uguaglianza. Perché, dice la Consulta, mettete delle tasse con queste percentuali di maggiorazione sulle pensioni a certi livelli e non le mettete sui redditi da lavoro, da capitale o di altra natura che hanno tutti gli altri contribuenti? Questo non è giusto e io annullo il provvedimento. E lo Stato dovette addirittura restituire un sacco di soldi a quei pensionati che si erano visti applicare il prelievo.

Non si rischia di incappare nuovamente nei rilievi della Corte?

Il provvedimento che si ipotizza oggi dovrebbe in effetti, così come prospettato, riuscire a tirarsi fuori da questa preclusione che la Corte Costituzionale ha stabilito.

In che modo?

Il nuovo provvedimento prospetta due tipi di intervento: uno, che è qualcosa di quantitativamente analogo a quanto fatto in passato, riguarda un prelievo su redditi da pensione che stanno al di sopra di certi scaglioni, dai 90mila euro in su. Che questa volta però ha una natura di tipo previdenziale.

Cioè?

Il gettito del prelievo non entrerebbe nella fiscalità generale, ma resterebbe nel sistema previdenziale e diventerebbe un contributo di solidarietà che viene ridistribuito per incrementare i trattamenti pensionistici più poveri.

L’altro intervento cosa prevede?

Il secondo intervento non applica tanto un tributo, una sovrattassa, ma sterilizza progressivamente, a seconda dello scaglione della pensione sempre al di sopra dei 90mila euro, il meccanismo di perequazione, cioè l’aggiornamento Istat. Anche questo è profondamente diverso da ciò che la Corte aveva bocciato. Da questo punto di vista sembrerebbe che il meccanismo possa effettivamente funzionare, o quantomeno non inciampare ancora una volta nella scure della Corte Costituzionale.

Cosa ne pensa della proposta del ministro Giovannini di dare un anticipo sulla pensione a quei lavoratori vicini all’uscita ma che hanno perso prematuramente l’impiego?