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FIAT/ Landini e il nuovo contratto che "imbavaglia" la Fiom

Prosegue il confronto tra Fiat e i sindacati sul nuovo contratto collettivo che interessa oltre 80mila lavoratori e a cui potrebbe aderire anche la Fiom. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

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Intervenuto a “L’economia prima di tutto” su Radio 1 nella giornata di martedì 14 gennaio, Maurizio Landini ha sottolineato come sia “necessario che la presidenza del Consiglio, che si preoccupa di portare in Italia investitori stranieri, si preoccupi anche e soprattutto che i grandi gruppi italiani non vadano via, non vadano all’estero”. Secondo Landini, infatti, “in un Paese serio, com’è avvenuto negli Stati Uniti, Germania, Francia, la discussione su un patrimonio industriale deve essere al centro delle attenzioni del governo: c’è il pericolo di perdere un patrimonio industriale, di competenze”.

Naturalmente ogni riferimento a Fiat non è del tutto casuale. Anzi, a dire il vero, Landini ha anche aggiunto che “in tutta questa brillante operazione finanziaria di Marchionne emerge che la famiglia Agnelli non tira fuori neanche un euro, né negli investimenti nel settore auto, né nell’impegno a mantenere la presenza in Italia”. Dopo qualche ora d’attesa, è arrivata la replica del manager italo-canadese: “La questione degli investimenti è falsa. Abbiamo speso miliardi in Italia”.

Al di là che entrambi dicono qualcosa di vero, è chiaro come ancora una volta si pone il problema di cosa farà Fiat ora, e di quanto le decisioni circa nuovi investimenti possano essere condizionate da posizioni che il governo prenderà a livello di politica economica, tipo - per esempio - misure eccezionali per l’export, visto che gran parte della produzione di Fiat in Italia sarà per i mercati esteri. Quindi, come scrivo da tempo, attendiamo risposte da Letta. Per dire quanto la situazione sia in alto mare, l’altro giorno in conferenza stampa da Detroit, alla domanda “c’è qualcosa che vorrebbe chiedere a Enrico Letta e al governo italiano?”, Marchionne ha quasi emulato Renzi (Letta chi?): “Non saprei come rispondere, in Italia dovrebbero fare quel che fanno tutti i governi”.

Proseguirà intanto il prossimo 23 gennaio, ed eventualmente il 24, il confronto tra Fiat, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri sulla parte normativa del nuovo contratto collettivo (dell’intero gruppo) che interessa oltre 80 mila lavoratori degli stabilimenti italiani di Fiat e Cnh Industrial. Al momento sono all’esame i testi relativi a permessi, orari di lavoro e relazioni sindacali. La discussione proseguirà sugli aspetti normativi del contratto per i quali i sindacati hanno presentato all’azienda alcune modifiche migliorative e integrazioni ai testi forniti dall’azienda nell’incontro dello scorso dicembre.

Teniamo conto del fatto che da ambienti sindacali si apprende che questo contratto sarà formalizzato prima della presentazione del nuovo piano industriale di Fiat-Chrysler, prevista per il 1° di maggio. Questo significa in modo chiaro che le parti sono già a conoscenza di come verrà riorganizzata la produzione in Italia, visto che il contratto stesso - per quel che riguarda l’organizzazione del lavoro - ha bisogno di poggiare proprio sulla produzione e sulla sua organizzazione.