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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Le cinque "colonne" che tengono in piedi la Fornero

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

A conti fatti oggi ci ritroviamo quindi con milioni di pensionati che percepiscono un guadagno notevolmente superiore alla quota di contributi versati durante la carriera professionale. L’unica soluzione certa per sanare la situazione e ristabilire un equilibrio di equità generazionale sarebbe fare ciò che appare improponibile in un Paese in cui i diritti acquisiti sono intoccabili e che rischia quindi passare come una mera provocazione: abolire per tutti il sistema retributivo, anche con efficacia retroattiva, rimettendo tutti sullo stesso piano.

A onor del vero una delle numerose mozioni presentate nelle ultime settimane tra maggioranza e opposizione e recentemente discusse dalla Camera sembrava, almeno in parte, voler percorrere questa strada. Il testo impegnava il governo “a procedere alle operazioni di calcolo e di stima necessarie per individuare la parte delle rendite previdenziali privilegiate che non corrisponde a contribuzione effettivamente versata; ad assumere un’iniziativa per disporre in via sperimentale e transitoria l’applicazione a tutte le pensioni superiori all’importo di 60.000 euro annui di un meccanismo caratterizzato da una trattenuta alla fonte, con aliquote progressive per scaglioni, sul differenziale esistente tra l’ammontare della pensione liquidata e l’ammontare della pensione che sarebbe invece liquidata ove la sua quantificazione avesse luogo per intero con il metodo contributivo; a destinare il gettito derivante da tali trattenute al finanziamento di misure volte a rafforzare il sostegno alle fasce più deboli e maggiormente colpite dalla crisi, anche attraverso un rafforzamento di servizi di assistenza che il peso della crisi ha reso sempre più inaccessibili per molte famiglie”.

L’aspetto negativo della proposta, oltre ai dubbi sull’effettiva praticabilità e al numero apparentemente esiguo delle situazioni coinvolte, era rappresentato dal fatto che le risorse eventualmente drenate non sarebbero comunque state utilizzate in un’ottica di riequilibrio del sistema pensionistico, ma destinate ad altri e generici scopi, non risolvendo la questione generazionale. Si trattava comunque di una base interessante su cui poter discutere, ma anche questa proposta è finita dritta nel tritacarne legislativo e la maggioranza ha poi preferito approvare una mozione molto generica che invita il governo a “monitorare gli effetti delle misure contenute nella Legge di stabilità 2014”, valutando in seguito nuove norme che realizzino “maggiore equità” su pensioni d’oro e cumulabilità dell’assegno pensionistico. Un modo elegante per dire tutto e niente e, soprattutto, per non decidere.

Tra le altre ipotesi allo studio alcune riguardano la cosiddetta “flessibilità in uscita”, ovvero proposte tese a favorire l’accompagnamento alla pensione dei lavoratori più anziani, nell’ottica di agevolare l’ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro, anche in considerazione della drammaticità dei tassi di disoccupazione giovanile che preoccupano sempre di più. Verso questa direzione rema una proposta depositata da qualche mese da un ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, la quale prevede la possibilità che il lavoratore possa andare in pensione in un intervallo di età tra i 62 e i 70 anni, a fronte di una penalizzazione al massimo dell’8%, ovviamente se lascia il lavoro prima dell’età pensionabile standard. Tale proposta è di fatto stata bocciata dai tecnici del ministero in quanto ritenuta troppo onerosa e non sostenibile per le casse pubbliche.


COMMENTI
18/01/2014 - fornero ed iniquità pensioni (FRSNCESCO VILLS)

Tutti coloro i quali si avventurano in queste considerazioni hanno solo queste scusanti. La prima è la disinformazione . Che potrebbe essere risolta semplicemente informandosi personalmente sui bilanci INPS , collegandosi al sito ufficiale e non ascoltando solamente le "fonti ufficiali". La seconda è il mantenimento del proprio interesse personale. E qui è più difficile la soluzione. Teniamo presente che tutti i "misfatti" che vengono perpetrati nei confronti dei cittadini italiani, non provengono dal nulla : a fronte di milioni di cittadini italiani danneggiati, ci sono milioni di cittadini italiani, invece, che ne traggono vantaggi. Fare un elenco di tutte le attività "che ne traggono vantaggio" è esercizio abbastanza semplice ; poi basta considerare tutti coloro che ne usufruiscono, allargando il conteggio anche alla cerchia dei loro familiari, "amici e conoscenti". Sarà per questo motivo che si leggono tali argomentazioni fatte da coloro che vedono messo in pericolo il mantenimento dei propri immeritati privilegi.

 
17/01/2014 - Fornero e pensioni (giovanni zenoni)

Sono d'accordo, la riforma dell'ex ministro Fornero (un politico di professione non avrebbe mai fatto una modifica così pesante) ci ha salvato dal default facendo pagare agli esodati l'errore della Prima Repubblica sul sistema Retributivo, che sul piano economico-assicurativo era come dire per legge che 2+2 faceva 5. Roba da Paese dei Balocchi di Collodi. Ma anche buona ragione per ragionare civilmente e far capire a milioni di pensionati che i loro versamenti sono esauriti e che le loro pensioni oggi sono a carico della collettività, sottraendo così risorse allo sviluppo del paese. I diritti acquisiti non possono valere se ottenuti da leggi che non potevano stare in piedi economicamente. Grazie ancora alla Fornero che è riuscita ad aprire i veli politici pietosi che coprivano una gestione dilettantesca e irresponsabile dello Stato. Gianni Zenoni