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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Le cinque "colonne" che tengono in piedi la Fornero

La riforma delle pensioni voluta da Elsa Fornero non piace e si cerca da più parti di modificarla, ma non è facile. SIMONE MORETTI spiega perché ricordando anche il problema dei giovani

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

Aria di restyling sulla riforma delle pensioni varata dall’ex Ministro Fornero. Per dire la verità da diversi mesi gli annunci non mancano, incalzati da relative smentite e controdichiarazioni. La riforma, così come concepita, non piace a nessuno e in effetti si possono evidenziare diverse aree di miglioramento, ma a livello politico tutti vorrebbero cogliere al balzo il pallone della sua impopolarità improvvisando dei palleggi acrobatici che riescano a strappare qualche applauso tra l’elettorato e, non si sa mai, magari qualche voto.

Le velleità calcistiche di riforma dei nostri politici si scontrano però con la dura realtà dei conti, considerando che la riforma Fornero è certamente stato l’intervento più consistente in termini di contenimento della spesa pubblica a medio-lungo termine realizzato non solo dal governo Monti, ma probabilmente da tutti gli esecutivi che si sono succeduti in queste ultime legislature. Di fatto, a ragione o no, è stato lo strumento principale utilizzato per garantire la tenuta dei conti a lungo termine ed evitare il default, quindi è assolutamente sensato che qualsiasi tipo di intervento venga valutato con la massima attenzione, considerando gli impatti su una voce di spesa che rappresenta quasi un terzo del bilancio pubblico.

Qualcosa già è stato fatto con la recente Legge di stabilità, allentando i cordoni della borsa relativamente alla rivalutazione degli assegni pensionistici, prevedendo delle indicizzazioni decrescenti all’aumentare dell’importo dell’assegno. Altre misure sono in discussione e il dibattito è vivace e quotidianamente alimentato, questo va riconosciuto. Resta da vedere quanto di queste discussioni troverà poi reale applicazione, in che misura e quali effetti sarà in grado di produrre in termini di equità generale, ma soprattutto in considerazione di una sempre più irrinunciabile equità generazionale, visto e considerato che oggi le fasce più giovani di lavoratori pagano un conto salato in termini di contributi da versare per finanziare un sistema pensionistico che in gran parte è basato sulla logica del sistema retributivo, cioè una logica che non li riguarderà.

Il metodo di calcolo retributivo collegava l’importo della pensione all’entità della retribuzione da ultima busta paga. Il sistema si basa sull’idea di garantire al cittadino una pensione tale da consentirgli un tenore di vita pari ai livelli del periodo lavorativo. L’evidenza empirica italiana ci dimostra però che, quantomeno per come è stato gestito, a lungo andare questosistema è micidiale, perché per garantire a milioni di pensionati entrate in linea con quanto raggiunto a fine carriera lavorativa (e tendenzialmente a fine carriera i valori di retribuzione sono i massimi raggiunti), lo Stato ha letteralmente svuotato le casse, incassando meno di quanto ha pagato. Di fatto, la scelta in passato è stata quella di scaricare sulle generazioni future i costi e le incertezze di un sistema che non era in grado di garantire un sostanziale equilibrio a lungo termine tra entrate e uscite e il sistema politico ha la grave colpa di esserne stato pienamente consapevole.


COMMENTI
18/01/2014 - fornero ed iniquità pensioni (FRSNCESCO VILLS)

Tutti coloro i quali si avventurano in queste considerazioni hanno solo queste scusanti. La prima è la disinformazione . Che potrebbe essere risolta semplicemente informandosi personalmente sui bilanci INPS , collegandosi al sito ufficiale e non ascoltando solamente le "fonti ufficiali". La seconda è il mantenimento del proprio interesse personale. E qui è più difficile la soluzione. Teniamo presente che tutti i "misfatti" che vengono perpetrati nei confronti dei cittadini italiani, non provengono dal nulla : a fronte di milioni di cittadini italiani danneggiati, ci sono milioni di cittadini italiani, invece, che ne traggono vantaggi. Fare un elenco di tutte le attività "che ne traggono vantaggio" è esercizio abbastanza semplice ; poi basta considerare tutti coloro che ne usufruiscono, allargando il conteggio anche alla cerchia dei loro familiari, "amici e conoscenti". Sarà per questo motivo che si leggono tali argomentazioni fatte da coloro che vedono messo in pericolo il mantenimento dei propri immeritati privilegi.

 
17/01/2014 - Fornero e pensioni (giovanni zenoni)

Sono d'accordo, la riforma dell'ex ministro Fornero (un politico di professione non avrebbe mai fatto una modifica così pesante) ci ha salvato dal default facendo pagare agli esodati l'errore della Prima Repubblica sul sistema Retributivo, che sul piano economico-assicurativo era come dire per legge che 2+2 faceva 5. Roba da Paese dei Balocchi di Collodi. Ma anche buona ragione per ragionare civilmente e far capire a milioni di pensionati che i loro versamenti sono esauriti e che le loro pensioni oggi sono a carico della collettività, sottraendo così risorse allo sviluppo del paese. I diritti acquisiti non possono valere se ottenuti da leggi che non potevano stare in piedi economicamente. Grazie ancora alla Fornero che è riuscita ad aprire i veli politici pietosi che coprivano una gestione dilettantesca e irresponsabile dello Stato. Gianni Zenoni