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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Treu: Stato, imprese e cittadini, Giovannini ha trovato la "quadra"

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini (Infophoto)Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini (Infophoto)

È prematuro parlare di numeri, si tratta di ripartire i carichi in modo che siano sostenibili per tutti.

 

La flessibilità in uscita migliorerà il nostro sistema pensionistico?

Sì. La riforma Dini del 1995 era già basata sul concetto della flessibilità. Nel momento in cui si introduce un metodo contributivo, che si basa sui contributi versati e tiene conto dell’aspettativa di vita, è interno alla logica del sistema che ci sia un margine di flessibilità. Entro una certa fascia, il lavoratore può decidere di ritirarsi dal lavoro un po’ prima, e quindi di prendere una pensione un po’ più bassa, o viceversa lavorare più a lungo e prendere di più. Ciò è in linea anche con le esigenze delle persone, che hanno percorsi di vita diversi.

 

La proposta del ministro Giovannini è compatibile con le norme Ue?

Le norme Ue non entrano nel merito delle pensioni. L’indicazione comunitaria è di rendere la previdenza più sostenibile, ma dopo la riforma Fornero il sistema italiano è diventato il più virtuoso d’Europa. Anche troppo da un certo punto di vista, perché l’innalzamento dell’età pensionabile è avvenuto in modo molto rapido. Con le modifiche proposte dal ministro Giovannini si attuerebbe una sorta di ammorbidimento, o di transizione flessibile, rispetto a cui non c’è nessun profilo di incompatibilità rispetto alle norme Ue. L’importante è limitare i costi dell’intervento.

 

(Pietro Vernizzi)

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