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FIAT/ Uliano (Fim-Cisl): Letta come Marchionne, basta con i "rinvii"

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Parliamo di produzioni adeguate ai mercati esteri e al mercato premium. Si tratta di prodotti di qualità e complessità elevate. Già da tempo la produzione Chrysler è cambiata molto, accogliendo l’importante know how di Fiat e della produzione in particolare italiana. Si consideri che la newco di Pomigliano è lo stabilimento premiato come “gold” a livello mondiale. Quindi, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, il contratto è già nelle condizioni di esprimere l’organizzazione del lavoro più opportuna anche per i nuovi modelli. La priorità sono i nuovi modelli, che necessitano di interventi di investimento.

 

Quali vi risultano essere gli stabilimenti che più necessitano di interventi di investimento?

In particolare si tratta di Mirafiori e Cassino. Naturalmente, quando ci saranno condizioni di saturazione degli stabilimenti italiani - ma parliamo di una prospettiva del 2015 - si porrà il tema di come rendere partecipi i lavoratori a questi possibili effetti di crescita di volumi e di redditività, anche degli stabilimenti italiani oggi in sofferenza. E questa è una partita che riguarderà un secondo livello di contrattazione.

 

A proposito di investimenti, crediamo che Fiat si aspetti che tutti facciano la loro parte. Non a caso da tempo Marchionne manda segnali al governo, ma l’esecutivo sembra piuttosto inerme. Secondo lei, Fiat investe a prescindere o vuole qualcosa in cambio (vedi politiche per l’export)?

Certamente il governo deve darsi una svegliata, sia per quanto riguarda il settore dell’auto, sia per quanto riguarda l’industria in generale. In Europa assistiamo a governi che si muovono in modo importante, vedi il governo francese che sta pensando di entrare con capitale fresco nella PSA Peugeot-Citroën per controbilanciare l’entrata dei cinesi, con dubbi di legittimità con le normative europee.

 

E invece il nostro governo cosa sta facendo?

Il nostro governo non solo non ha trovato soluzioni di aiuto alle esportazioni promesse al mondo metalmeccanico nel 2012 da Monti, nessuno ha mosso un dito su questo, ma oltretutto sono aumentate continuamente le tasse e gli interventi che hanno bloccato il mercato italiano, che è il più bloccato d’Europa ed è quello che perde di più. Questo grazie alle imposizioni fiscali adottate dai diversi governi che hanno colpito il settore dell’auto, vedi accise sulla benzina e tassazioni sull’acquisto delle auto. Ci vuole un intervento che riduca la tassazione e ridimensioni i costi delle assicurazioni: rispetto all’Europa, noi siamo mediamente al doppio (media italiana di 1.300 euro/anno per RCA contro i 65 di media europea). Anche la rete di distribuzione del metano necessita un intervento, anche per stimolare investimenti nel nostro Paese. Ma il nostro governo dorme.

 

Vediamo un attimo da vicino la situazione degli stabilimenti, partiamo da Melfi…

A Melfi è in dirittura d’arrivo il suv della Jeep, credo sarà presentata in anticipo rispetto ai tempi previsti. A settembre sarà pronta anche la 500 X. Melfi è uno stabilimento che andrà a regime a livello di produzione. Al momento gli oltre 5.500 dipendenti lavorano metà tempo perché si stanno adeguando gli impianti alle nuove produzioni.

 

E Pomigliano?

Lo stabilimento di Pomigliano necessita di un’altra macchina. La Panda fa già volumi alti, ma non sono sufficienti: parliamo di 154.000 auto prodotte nel 2013. Nonostante ciò, un quarto dei lavoratori - che sono quasi 1.200 su 4.800 - è in cassa integrazione a rotazione.

 

Come vanno le cose a Grugliasco?