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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Damiano: 35 anni di contributi e 62 di età, ecco la vera flessibilità

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Insieme al sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ho già presentato una proposta di legge in materia. L’obiettivo è quello di consentire ai lavoratori che abbiano maturato 35 anni di contributi di poter andare in pensione nell’età compresa tra i 62 e i 70 anni. Chi lo fa a 62 anni ovviamente “paga pegno”, cioè secondo la nostra proposta accetta una decurtazione della pensione pari all’8%. In questo modo noi risolveremmo strutturalmente molti problemi e riapriremmo l’accesso alla pensione a tutti i lavoratori esodati, prosecutori volontari, cessati e licenziati. Daremmo cioè una risposta a tutte le situazioni che stiamo rincorrendo senza arrivare mai a una conclusione definitiva, nonostante il fatto che 160mila esodati sono già stati salvaguardati.

 

Di quali condizioni oggettive occorre tenere conto rispetto alla flessibilità in uscita?

Occorre tenere conto del fatto che una cosa è essere addetti alla catena di montaggio, un’altra è fare il professore universitario. I lavoratori che faticano vogliono andare in pensione prima, quelli che non faticano, almeno in senso fisico, vogliono ritirarsi più tardi. Quindi per gli uni è più connaturata la soglia dei 62 anni, per gli altri quella dei 70.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
23/01/2014 - pensioni (Maurizio Maddalena)

Bene,e chi ha già maturato più di 40 anni di contributi ma non ha 62 anni? Penso che 40 anni di contributi siano più che sufficienti. Basterebbe farlo valere per tutti, politici e affini compresi. Maurizio

 
23/01/2014 - Riforma pensioni (pasqualino piscitelli)

Damiano ha perfettamente ragione, senza penalizzazione ancora meglio. E' inutile girare intorno al problena, come vuole fare Giovannini, non serve a niente. Damiano vai avanti e non arrenderti sei sulla strada giusta.