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JOBS ACT/ Lo "sbianchetto" di Renzi sul capitale umano dei giovani

Il contratto di apprendistato sembra essere sempre meno utilizzato nel nostro Paese. Il Jobs Act di Matteo Renzi nemmeno lo nomina. Il commento di EMMANUELE MASSAGLI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La più sintetica ed efficace descrizione dell’andamento del contratto di apprendistato post Legge Fornero è stata recentemente scritta dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nel suo rapporto di monitoraggio “Il primo anno di applicazione della legge 92/2012”. Scrivono i ricercatori ministeriali: «L’andamento delle attivazioni con contratti di apprendistato tra il primo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2013 conferma le criticità emerse dall’analisi dello stock, mostrando una significativa contrazione dopo l’entrata in vigore della riforma. […] appare utile sottolineare che le variazioni tendenziali delle attivazioni calano, seppure in misura diversa, in tutte le Regioni a eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano, nota per lo sviluppo di un vero e proprio modello duale, dove si registra una crescita del 6% rispetto al secondo trimestre del 2012. I contratti di apprendistato attivati nel secondo trimestre del 2013 sono solo il 2,7% dei 2,7 milioni di contratti totali, una quota in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012».

Nonostante la riforma del 2011, il successivo intervento con la Legge Fornero, l’ormai diffuso ritornello mediatico sull’apprendistato come principale canale di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, tale contratto continua ad andare male. Certo il blocco generalizzato della domanda di lavoro è un fattore determinante. Parimenti l’accertata debolezza della formazione obbligatoria che i giovani ricevono fino alla scuola secondaria superiore. Ciò non toglie che i dati continuino a essere molto preoccupanti.

Gli stessi dati che forse hanno convinto Matteo Renzi e i suoi tecnici a non citare neanche l’apprendistato tra i punti chiave del Jobs Act presentato (ancora in soli titoletti) dal Pd. Anzi, in un certo senso a superarlo con la proposta di un “contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti” ancora tutto da dettagliare, ma che difficilmente non sarebbe alternativo all’apprendistato, avendone i vantaggi economici (gli sgravi tipici dell’ex contratto di inserimento, che però si scontreranno con la normativa europea che li permette per il solo apprendistato) e normativi (recedibilità), senza però la “grana” della formazione e, quindi, una maggiore flessibilità nella gestione burocratico/certificatoria. Anche la controproposta sul lavoro di Scelta Civica non si cura dell’apprendistato, sostituto dal contratto unico ichiniano, detassato, decontribuito e senza articolo 18.


COMMENTI
27/01/2014 - Macché “jobs act” (Carlo Cerofolini)

Macché “jobs act”, possibile che si continui nel gioco degli equivoci e non si voglia (?) capire che se non c’è lavoro e che se le imprese chiudono, perché strangolate da tasse e burosaurocrazia , e non si dà maggiore possibilità di spesa ai cittadini, anche loro sempre più strangolati dalle tasse, e con la disoccupazione in aumento non si va da nessuna parte? Ma perché la Reaganomics e la curva di Laffer nessuno la vuole considerare e applicare?