BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

ELECTROLUX/ Farina (Fim-Cisl): azienda e governo seguano il "modello Indesit"

Infophoto Infophoto

Questa è la preoccupazione che abbiamo. Inseguire l’industria polacca solo sui costi mi sembra una prospettiva che non funzionerebbe. Penso che Electrolux debba investire di più in Italia e tentare di fare quello che abbiamo fatto con Indesit.

 

Cosa è stato fatto in Indesit?

Sono state convogliare in Italia le produzioni di maggior valore che hanno costi di produzione destinati a rimanere comunque più alti di quelli polacchi. L’idea che si possano mantenere le produzioni riducendo i costi mi sembra che non ci porti lontano. Se c’è un problema di costi, come nel caso di Electrolux, lo si può affrontare, ma ovviamente dentro un quadro di sviluppo dell’investimento in Italia, non il contrario.

 

Basterebbe seguire il modello Indesit per risolvere il problema?

Nel caso della Indesit il tema del costo del lavoro non si è posto in termini così drammatici come per Electrolux. C’era, ma lo abbiamo affrontato e abbiamo convinto Indesit a investire di più e a investire su prodotti innovativi mettendo in conto la disponibilità alla flessibilità dell’orario di lavoro. Abbiamo fatto un accordo che, in una fase di crisi del mercato, ha tutelato l’occupazione con i contratti di solidarietà. Però abbiamo anche costretto la Indesit a reinvestire e a rilanciare la scommessa sul nostro Paese. Penso che dobbiamo fare la stessa cosa con Electrolux per rilanciare l’industria manifatturiera. Che è quella che in questi anni ha dato da mangiare a questo Paese.

 

Sta funzionando l’accordo che avete siglato con Indesit?

Proprio oggi (ieri per chi legge) abbiamo un incontro. L’azienda sta procedendo con gli investimenti e noi prevalentemente con i contratti di solidarietà. Sì, è un modello che funziona. Ovviamente potremo dirlo quando avremo messo in sicurezza tutti i lavoratori di quella azienda. In Electrolux non siamo solo in presenza di una richiesta di ridimensionamento, ma anche di condizioni che, così come sono state presentate, appaiono inaccettabili. La trattativa sindacale ha bisogno di un impegno diverso di Electrolux e del governo: questo è il punto. E anche delle amministrazioni locali che peraltro stanno facendo la loro parte: la regione ha predisposto un piano di sostegno; il comune e l’associazione degli industriali di Pordenone sono anch’essi mobilitati. C’è la necessità che tutti facciano la loro parte, ma con un punto unico e irrinunciabile che è il mantenimento dei siti della Electrolux e il rilancio dell’azienda nel nostro Paese.

 

Cosa vi aspettate dall’incontro con il governo?

Che il governo si faccia carico di questo problema: che il nostro Paese non può rinunciare all’industria manifatturiera e, in particolare alla sua componente elettrodomestica che è molto importante. E che chieda a Electrolux di reinvestire e di scommettere di più in un diverso progetto industriale. 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
29/01/2014 - Siamo messi male (Carlo Cerofolini)

Visto che l’Italia ha: un costo esoso del lavoro e dell’energia, un fisco e una burocrazia oppressive, una tragica mancanza d’infrastrutture, dei sindacati arcaici, ricerca ridotta al lumicino e via disperando, la domanda è ma di che ci meravigliamo se le imprese chiudono a raffica e/o vanno via dall’Italia, addirittura anche per andare in Svizzera. E poi non saranno certo gli aiuti di pubblici, più o meno mascherati, a salvare la situazione, che anzi la aggravano, come tanti casi dimostrano, dalla Fiat a Termini Imerese, passando per il Carbosulcis, Alcoa, ecc..Usque tandem....

 
29/01/2014 - Mah! (luciano dario lupano)

Non debbono scioperare contro la Ditta bensi' con lo Stato/Governo che applica una tassazione inqualificabile per mantenere un sistema corrotto e parassitario! E non ci vengano a raccontare che le tasse servono per mantenere i servizi la cui qualita' è sotto gli occhi di tutti e che pavidamente tutti fanno finta di non vedere, oltre ovviamente e noiosamente a lagnarsi!