BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO/ Gli "equivoci" sulla flessibilità che fanno male al lavoro

Infophoto Infophoto

Più servizi, più aggregazione legata ai territori e meno al posto di lavoro, aggregazione che può partire dal lavoro ma che va oltre il lavoro. È qui che bisogna intervenire: è chiaro che il sindacato oggi paga ancora dazio a una logica aggregativa vecchia, che è ancora quella della grande fabbrica; anche se nell’esperienza sindacale del mondo agricolo e nel mondo edilizio, il sindacato ha saputo aggregare. Ma in questi ambiti la flessibilità era già insita.

 

Come aggregare in modo nuovo e diverso?

In poche parole, bisogna costruire un modello di welfare non più legato al posto di lavoro. Oggi non si può più legare il welfare al posto di lavoro, il welfare deve andare oltre il posto: va legato a delle modalità che travalichino il posto, legate alla professionalità e alla territorialità. Questo è il sistema che la Cisl sta tentando di costruire.

 

Quali sono le priorità su cui intervenire per dare risposte al dramma occupazionale giovanile?

Quando usciremo dalla crisi, quando l’economia e la produzione ripartiranno, a questo non corrisponderà una crescita dell’occupazione. Quindi è difficile avere ricette, ma io vedo almeno tre punti su cui dobbiamo lavorare: in primo luogo, il sistema educativo-formativo deve dare risposte più adeguate alle esigenze produttive, sia per quanto riguarda gli alti profili, sia per quanto riguarda le figure più professionali.

 

E poi?

In secondo luogo, oggi c’è una serie di richieste dal punto di vista del lavoro autonomo e dell’auto-imprenditoria, di figure anche dell’artigianato, che vengono difficilmente occupate. Questo perché c’è un’aspettativa dei giovani e della famiglia che non corrisponde alle richieste del mercato. Ciò esprime una certa rigidità culturale, ma allo stesso tempo una forte esigenza di riqualificazione e di ricollocamento. Come mai un giovane è disponibile a fare il barista a Londra o in Australia e non lo fa a Milano? Questo è un serio problema educativo, che riguarda la dignità del lavoro: non tutti nella vita devono fare l’astronauta.

 

E in ultimo?

In terzo luogo, le forme di flessibilità di lavoro sono forme che possono più o meno favorire l’occupazione. Oggi possiamo affermare che non è che mancano gli strumenti di flessibilità, sia negli istituti contrattuali ma anche attraverso la contrattazione. Certo è che in molti casi la flessibilità è stata intesa e applicata come forma di lavoro sottopagato. Dare risposte al lavoro oggi significa tener presente tutti e tre questi fattori.

 

In che modo secondo lei potremo sfruttare al meglio la Garanzia Europea e gli importanti fondi per l’Italia?

L’occupazione non è il prodotto dei grandi numeri, è il prodotto della qualità. La prima cosa che va fatta oggi è un’operazione di carattere culturale: oggi anche chi ha un’opportunità rincorre un modello che non esiste più. La precarietà è anche questa.

 

(Giuseppe Sabella)

 

In collaborazione con www.think-in.it

© Riproduzione Riservata.